domenica, 17 Nov, 2019 Espresso napoletano

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Lo sguardo sul cielo di Claudia Del Giudice

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Quando il vento tace,
Irrompe il silenzio.
Inerme l’animo ne risulta invaso.
L’insicurezza prende il sopravvento.
Piccoli siamo, sempre più piccoli
E, tuttavia, immensi.
Noi che siamo frammenti d’infinito.

claudia del giudice

L’emozione espressa in questi versi da Claudia Del Giudice è la stessa che anima la sua personale fotografica, “Quando il vento tace”, a cura di Fedela Procaccini, fruibile fino al 26 maggio presso la Salvatore Serio Galleria d’Arte, in Via Oberdan, 8.
Ad essere indagato in “Quando il vento tace” è il cielo. Un cielo che appare terso o plumbeo, costellato da nubi marmoree o attraversato da setosi cirri animati dal vento. Ed è proprio nel cielo che si stagliano, estranei ma non troppo, elementi “artificiali” quali un riflettore, un lampione, un traliccio. Quasi a riportarci, nel mezzo dell’apertura all’infinito, alla dimensione concreta in cui si snoda la vicenda umana.

claudia del giudice

“Quando il vento tace, si apre per l’anima la porta dell’infinito! –  esordice Armando Nugnes, teologo della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Potremmo sintetizzare così l’esperienza che trasuda dagli splendidi scatti di Claudia Del Giudice, raffinata interprete dell’anelito di ricerca di infinito di ogni uomo. La vastità degli orizzonti, con la limpidezza dei panorami, sembra come intaccata da elementi che riportano, quasi come in uno shock, alla quotidianità fatta di materia, di finito, di fragilità. Non sono elementi qualsiasi, ma quasi sempre installazioni “artificiali”, un richiamo all’esperienza dell’uomo tecnologico, con la sua pretesa illusoria e prometeica di voler afferrare il segreto dell’esistenza per poterla dominare”.

claudia del giudice

 

“Libera e viva è la delicata natura che si lascia ammirare senza chiedere nulla in cambio – dichiara la curatrice della mostra – Guardando il cielo ci interroghiamo sull’esistenza di altri mondi, sull’infinitezza dell’universo, su panorami che la mente può solo delineare con la fantasia. Il sublime è contemplazione di una dimensione sovrasensibile, lontana ma viva nell’immaginazione. Le fotografie di Claudia Del Giudice nascono da queste riflessioni, dall’osservazione della mutevolezza affascinante e struggente del creato. Dell’uomo, che ne condivide gli spazi, percepiamo la presenza. Inserimenti dettati dalla poetica che sorregge l’intero progetto espositivo”.

claudia del giudice

E ancora, Fedela Procaccini: “È una convivenza silenziosa, non risolta dalla figura umana ma affidata ai prodotti della sua intelligenza, ideati per fini funzionali. In alcuni casi questa convivenza può sembrare stridente, disturbante perché letta attraverso filtri carichi di pregiudizi, considerando gli elementi deturpatori della perfezione assoluta. In questo senso possono apparire come paesaggi alieni e alienanti. Ma la natura non è sola, ci accoglie ed è importante prenderne atto, lasciando che l’uomo instauri con essa un legame rispettoso e autentico”.

claudia del giudice

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