Napoli Città Libro, luogo delle differenze proficue

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L’arte della nostra città – l’arte di essere città – significa invenzione continua di soglie capaci di darle senso. In questa direzione, il Salone del libro da poco concluso, ha compiuto un piccolo miracolo. Si è rivelato una raffinata kermesse erudita e visionaria che ha generato molteplici possibilità privilegiate. Ha realizzato desideri, ha incoraggiato entusiasmi, ha acceso passioni.

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Ciò che più mi ha affascinata è stata la straordinaria abilità e la sensibilità militante dei tre organizzatori che, sentendo il loro impegno non come mimesi concettuale, ma come avvincente sperimentazione di linguaggi, hanno ben modulato un autentico tsunami culturale in quattro giorni. Per quattro giorni, infatti, un prezioso lembo del centro antico è divenuto un originale setting dove la cultura dell’editoria ha inciso tout court la propria impronta. Ed è riuscita a metabolizzare e autoriflettere criticamente il suo rapporto con l’era della comunicazione globale, orientando alla comprensione del vivere quotidiano; non subendo in maniera inerte le spinte della massificazione, ma rendendo il pubblico consapevole a utilizzarle a suo vantaggio.

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Per quattro giorni, il Salone del libro è stato il luogo delle differenze proficue. Lontane dall’opacità del glamour mercificante. Proponendo ambiti altri di coscienza intervallare, la coincidenza fra segno e concetto ha invece assunto forme nuove, distanti tanto dalla tradizione deificata, quanto dalla contemporaneità cristallizzata. Per quattro giorni, la logica della creatività positiva del Salone, ci ha mostrato come abitare nell’impermanenza e nel flusso della mobilità intellettuale proficua. Ci ha indotto a interpretare e decantare; a confrontarci e condividere.

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Per quattro giorni, il Salone del libro – rete di incroci combinati in maniera sempre inattesa ma interessantissima – si è affacciato su Napoli senza preconcetti né chiusure, accogliendo e raccontando a tutti i capitoli visivi della sua pluralità: vasta, eppure unita; ampia, ma conoscibile; vertiginosa, tuttavia, meravigliosamente transitabile. Percorrere i corridoi affollatissimi del Salone è stato come accogliere un magma di sensazioni eterogenee: stupori, visioni, immagini, suoni. Esiti poetici di tante voci: scrittori, registi, artisti, critici, musicisti, fotografi, performer, i quali, attraverso le loro traiettorie eclettiche, hanno avuto l’audacia di portarsi al di là di tanti qualunquismi, reinterpretando gli interstizi di una realtà spesso contraddittoria e sfuggente, simile a una tela di Penelope, di continuo disfatta e riannodata.

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