giovedì, 18 Lug, 2019 Espresso napoletano

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«NISIDA – Storie maledette di ragazzi a rischio»

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Rogiosi Film. Esordio con forte messaggio sociale.

Locandina Nisida

Rogiosi Film non esordisce nel mondo del cinema silenziosamente, senza fare rumore. “Urla” piuttosto un messaggio per sua natura già molto forte, tinto di valenza sociale, filantropica, d’attualità e profondo amore cristiano.

È sul mondo della detenzione, e nello specifico sul carcere minorile di Nisida, che si accendono i riflettori di Rogiosi Film; girato con la collaborazione di Enzo Acri – in qualità di regista – e di Marinella Ferrandino – attrice e sceneggiatrice insieme allo stesso Acri -, il docufilm “Nisida. Storie maledette di ragazzi a rischio” arriverà a breve nelle sale cinematografiche.

La pellicola, dura, che non manca di colpire con le sue immagini spesso esplicite, mette in evidenza i due momenti principe nella vita di un carcerato: il quotidiano speso tra le difficoltà pratiche ed emotive che la detenzione comporta e il ricordo, rappresentato attraverso la tecnica del flashback, del motivo dell’arresto.

Il messaggio, come d’altro canto il film, non racconta solo storie di vita “deviata sulla cattiva strada” – che nella sua “democrazia” coinvolge tanto gli strati più disagiati della città, quanto la cosiddetta “Napoli bene” -; ma, tra i suoi personaggi di maggior rilievo, vede Maria Cacciapuoti: interpretata da Marinella Ferrandino, questa perde il figlio di soli 15 anni, ucciso nel corso di una rapina.  È in tale protagonista, donna e mamma coraggio, che risplende l’esempio dell’amore e dei valori cristiani, espressi attraverso il sommo sacrificio di una mamma, che dedica la vita al recupero di ragazzi alla stregua di chi le ha portato via l’amore più grande.

L’attenzione per l’ambiente carcerario di Rosario Bianco, deus ex machina di Rogiosi Film e della casa editrice Rogiosi, va di pari passo con la convinzione di questo squisito intellettuale napoletano, per cui la detenzione dovrebbe svolgere funzione di recupero più che punitiva. Nella stessa direzione del docufilm, prima dell’estate 2013 infatti, ha trovato spazio tra le pagine della rivista mensile “l’Espresso napoletano” la rubrica “Voci da dentro”, scritta dai detenuti degli Istituti penitenziari della Campania.