sabato, 21 Set, 2019 Espresso napoletano

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Non chiamatemi artista!

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Rossella Catapano racconta la sua esperienza di Jewelry Designer. 

Rossella Catapano non è un’artista, idea gioielli, cose «vere».

Lo stile della designer partenopea è spiritoso e naïf, ma nonostante ciò rigoroso, coscienzioso e schematico.

Gioielli di Rossella Catapano

La sua passione per il mondo dei gioielli nasce durante l’infanzia quando, sempre a stretto contatto con la madre – il suo punto di riferimento e titolare di un negozio di gioielleria –, sogna di diventare, da grande, simile a lei.

Crescendo impara di poter plasmare il mondo che la circonda, secondo le forme che maggiormente la toccano nel profondo.

Si laurea in Scienze della Comunicazione, e successivamente affina le sue competenze nell’ambito della gioielleria frequentando il Politecnico di Milano, instaurando un legame particolarmente forte con la Professoressa Cappellieri, che tutt’ora la sprona e la segue nei suoi successi. È lì che Rossella impara il reale significato delle parole «fare moda»: le sue creazioni sono ispirate dalla vita di tutti i giorni; non è fuorviata dall’aspirazione alla «forma pura», né ottusa dalla necessità di stupire a tutti costi: lei trae idee da ciò che vede ogni giorno attorno a sé.

Rossella, come nasce la tua linea di gioielli? 

Dopo gli studi, e grazie all’esperienza acquisita affiancando mia madre nella gestione del suo negozio, ho iniziato a schizzare dei bozzetti molto elementari.

Un giorno, per gioco, ne proposi alcuni al laboratorio al quale ci affidavamo, e a cui attualmente mi rivolgo; non posso dimenticare le risate con cui accolsero i miei primi progetti – e che contraddistinguono ancora la reazione a ogni mia nuova idea – che però lasciano sempre spazio alla voglia di sperimentare e scommettere sulla riuscita della nuova impresa. All’inizio, alle mie creazioni, era dedicato un angolo del negozio di famiglia, ma ben presto, anche mediante l’utilizzo dei social networks – quali Facebook e Istagram – hanno avuto un boom e una diffusione inattesi.

Non immaginavo neanche potessero essere apprezzati da un così vasto pubblico: a partire dalla ragazzina, fino ad arrivare alla signora di una certa età, che dapprima scettica, finisce con l’indossare i miei gioielli con frequenza e disinvoltura.

Lavorazione orafa

Perché è più giusto definirti una «creativa» piuttosto che un’artista?

Culturalmente siamo abituati a credere che il design vada di pari passo con la creazione di oggetti strani, arzigogolati, scioccanti. La mia idea è molto diversa: credo nell’armonia della forma; anche nella semplicità c’è design.

Nel mio lavoro tutto inizia con uno schizzo, ma quello è solo il punto di partenza: sottoposto all’orafo, questi ne da una sua interpretazione, e da lì partono una serie di revisioni e modifiche, finché il gioiello non raggiunge un livello di fattibilità, «indossabilità» e comodità soddisfacenti. Requisiti fondamentali, e che ci tengo a testare personalmente: ogni gioiello da me realizzato infatti, nasce come prototipo, e come tale deve superare un «periodo di prova», durante il quale lo indosso per alcuni giorni, prima di essere prodotto su più ampia scala e venduto.

Come s’innesca nella tua mente la «magia» del creare?

Per creare gioielli non basta conoscere i rudimenti tecnici. L’ispirazione per creare un oggetto nasce piuttosto da qualsiasi cosa si presenti alla vista, e  chissà per quale motivo, attrae particolarmente l’attenzione; un oggetto, una pianta, un profumo, un momento, una canzone creano una «scena», un’immagine nitida. La magia è nel cogliere e decodificare dei segnali: tutti sono in grado – in potenza – di creare, ma solo in pochi si soffermano nel modo e con il tempo necessari affinché il processo abbia luogo.

Si potrebbe affermare che dietro i tuoi gioielli si celino delle vere e proprie storie?

Assolutamente sì. Guardando i miei bijoux si nota l’elementarità dei tratti: il sole, l’ombrello, la nuvola sono tanto semplici quanto riassuntivi. La mela che cade dall’albero rievoca il senso della vita, la pianta il cui fiore è costituito da un cuore, ad esempio, allude invece allo sbocciare dell’amore… tutto ciò che creo è molto concettualizzato.

Rossella Catapano Gioielli

Questo aspetto del tuo lavoro si ricollega in qualche modo anche alla tua laurea in scienze della comunicazione?

Certo! L’iter di studi mi è servito tantissimo: chi crea deve comunicare qualcosa, altrimenti un oggetto sarà sempre sterile. Ecco il motivo per il quale ogni mio gioiello racconta una storia; è sintesi d’esperienza.

A proposito di esperienza, la tua formazione si è divisa tra Napoli e Milano: come ritieni che queste due città ti abbiano influenzata?

Milano è l’unica città europea in Italia: colpisce per dinamicità, apertura e offerta culturale – basti pensare alle innumerevoli scuole di design, alle mostre, agli eventi – è un continuo stimolo per la mente. La spinta partenopea è la sua innegabile bellezza: si nasconde ovunque si guardi… ma questo è tutto. Il «mondo circostante» non tange la città, che resta abitudinaria, chiusa e uguale a se stessa… la vita è un divenire, e Napoli è statica.

Il divenire è anche un guardare al futuro; in questo momento hai un «nel cassetto» che intendi realizzare?

Ho visto dei meravigliosi cuscini a Panarea, mi hanno molto emozionata. Sono caratterizzati da dipinti particolarissimi: mi piacerebbe fare qualcosa del genere, magari con la pelle…

Un cambio di rotta, ma non di stile. Quello non si discute!

Rossella Catapano