mercoledì, 13 Nov, 2019 Espresso napoletano

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Open House Napoli, il bilancio del weekend all’insegna dell’architettura

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È tempo di bilanci per Open House Napoli, il festival internazionale interamente dedicato all’architettura e al design tenutosi il 26 e il 27 ottobre in città. Più di cento siti visitabili tra cui luoghi generalmente preclusi ai visitatori e quattordici percorsi attraverso brani di città particolarmente significativi ed eredi di innegabili valori storico-artistici, per un totale di circa 16.000 visite. È vero, probabilmente è ancora troppo presto per poter trarre conclusioni meditate sull’andamento dell’evento, ma vivere la manifestazione sia ‘dall’interno’, in quanto guida, sia in qualità di fruitore, mi ha fornito una duplice chiave di lettura da cui poter trarre perlomeno realistiche suggestioni e riflessioni.

open house napoli
foto di Beatrice Robustelli

Open House Napoli è un evento necessario; per lo straordinario patrimonio architettonico ed artistico di cui è custode la città, per il particolare rapporto che il nucleo storico ha intessuto ed intesse tutt’ora con il contemporaneo, per una certa parentesi architettonica ed urbanistica che Napoli sta vivendo negli ultimi anni e, soprattutto, per quella fetta di suoi cittadini che, per quanto in una condizione minoritaria, si impegna quotidianamente a preservare, studiare per comprendere e garantire continuità al corpo della città: è nutrito il numero di cittadini che mostra sete di sapere e curiosità nei confronti di uno spazio urbano per lo più sconosciuto.

open house napoli
foto di Beatrice Robustelli

Nel nostro andirivieni quotidiano, infatti, colti dalla frenesia che scandisce il ritmo delle giornate, dimentichiamo spesso di sospendere per qualche attimo le nostre attività e lasciarci cogliere dallo stupore dovuto a visioni inaspettate. La città offre una quantità spropositata di stimoli, di spunti di riflessione e di scorci inediti sul suo passato, sul suo presente e, perché no, anche sul proprio divenire, ma quanti fra i pendolari che calpestano ogni giorno il suo piperno ed i suoi sanpietrini sono disposti a coglierli? La conseguenza non può che essere il formarsi di una piena espressione di stupore e meraviglia sui volti dei tanti visitatori accorsi per godere di uno specifico sguardo sulla città nel momento in cui i narratori ne presentano la propria lettura. Il motore che ha azionato gli ingranaggi tutti di questa iniziativa, infatti, non può che essere stato lo spontaneo contributo dato da architetti, studenti di architettura, ingegneri, docenti universitari e da tutti gli altri volontari che hanno messo le proprie competenze a disposizione, per costruire racconti inediti e prospettive insolite sui luoghi della città inclusi nei percorsi previsti dall’evento.

open house napoli
foto di Beatrice Robustelli

Cantieri delle future e delle esistenti stazioni della linea metropolitana, studi di architettura, teatri, ipogei, sedi universitarie, fondazioni, complessi monumentali, dimore private hanno generosamente aperto le porte ai cittadini per disvelare la propria intima bellezza. Open House è stato infatti anche questo: portatore sano di venustà in una forma al tempo stesso estensiva e puntuale. Se da un lato le visite hanno cercato di agganciare nella propria maglia tutte le aree della città, da quelle di Bagnoli e Fuorigrotta fino ai quartieri di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio, passando inevitabilmente per il centro storico, dall’altro la narrazione ha prediletto la singolarità di specifiche emergenze architettoniche all’interno del tessuto urbano; degli accenti che aiutano a leggere Napoli anche alla luce di quei siti dal carattere unico che si stagliano sullo scenario urbano.

open house napoli
foto di Beatrice Robustelli

Resta, tuttavia, un vago senso di amarezza per la brevità dell’evento che ha talvolta precluso ai visitatori la possibilità di accedere a diversi siti per motivi sia logistici che di tempo; così come in alcuni casi il numero limitato di posti disponibili ha impedito l’accesso ad un gruppo ben superiore di partecipanti e di curiosi. D’altronde si sa, le prime edizioni portano con sé una giustificabile dose di incertezza e sperimentazione, che si spera possa guidare l’organizzazione verso un progressivo miglioramento futuro. La sua permanenza nell’ambito delle consuete iniziative annuali previste in città risulta infatti essenziale soprattutto per il ruolo civico che Open House Napoli riveste in ambito urbano. L’iniziativa, rivolgendosi ad un pubblico per lo più originario della città, riesce a sensibilizzare la comunità su una buona parte dei temi che riguardano l’architettura circostante e degli spazi collettivi, stimolando valide riflessioni legate al decoro, alla cura e alla qualità dell’immagine della città. Se per molti, prima di partecipare all’evento, l’architettura non era altro che un’entità stantia ed avulsa dalla vita dei suoi fruitori, quasi un contenitore slegato dall’esistenza del proprio contenuto, adesso risultano invece ben chiare le relazioni reciproche che intercorrono tra il cittadino e la città fisica. Se dunque è vero che “la bellezza salverà il mondo”, è pur vero che qualcuno dovrà occuparsi di salvaguardare tale bellezza, ed Open House Napoli costruisce un interessante percorso proprio in questa direzione. Degno di nota.

open house napoli
foto di Beatrice Robustelli

Appassionato e studente di architettura da un lato e rigoroso ordinatore di pensieri, frasi, parole dall’altro; eternamente proteso, dunque, verso la ricerca sia di forme che di parole atte ad una comunicazione visiva e letteraria efficace. Cultore del Bello e fervente credente nella sua capacità di ispirare azioni, educare gli animi e disegnare scenari fecondi anche laddove sembri non possano sussistere. La mia suggestione per Napoli? Niente di più che una sintesi del tutto personale di Architettura, Letteratura e Bellezza.