giovedì, 19 Set, 2019 Espresso napoletano

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Arte, a Ravello la prima mostra di opere rubate e ritrovate

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Le storia delle opere d’arte vendute al mercato nero e rinvenute dalle forze dell’ordine, in particolare il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, del quale ricorre in questi giorni il 50° anniversario della sua costituzione, sono dei veri e propri romanzi picareschi. Storie avvincenti e spesso lunghe di anni prima di arrivare al rimpatrio degli oggetti preziosi di cui il nostro Paese è ampiamente depredato con una media di 55 furti d’arte al giorno.
La Fondazione Ravello, in collaborazione con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e la Soprintendenza ABAP Salerno, grazie al coordinamento della Direzione di Villa Rufolo, di proprietà di EPT Salerno e MIBAC, ha voluto, per la prima volta, mettere in mostra e raccontare le storie di alcune delle opere d’arte restituite ai “legittimi proprietari” grazie all’instancabile lavoro del reparto dei Carabinieri specializzato in questo genere di operazioni.

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Ed ecco che dal dall’11 maggio al 31 ottobre nella “Sala Parrilli” di Villa Rufolo, otto opere si alterneranno in coppia per essere gratuitamente ammirate dai visitatori del monumento.
Per il periodo maggio-giugno, ad altissima prevalenza straniera, sono state privilegiate due opere di impatto, anche per “stupire” a prima vista il visitatore: una grande tela (110 x 180 cm)del XV sec, di autore anonimo raffigurante San Nicola di Bari e un’altra di Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (1578-1635) raffigurante il Compianto di Adamo ed Eva sul corpo di Abele.
Durante il periodo luglio-settembre, si potranno ammirare 4 capolavori di due fra i principali artisti campani del XVI e XVII sec: Luca Giordano e Francesco Guarino.

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Del Giordano saranno in mostra Sant’Agostino battezzato da S. Ambrogio e Sant’Agostino ed il Bambino in riva al mare anche queste maestose tele di 220x175cm attualmente esposte presso il Museo Diocesano di Napoli. Del Guarino saranno esposti due ritratti di Santa Barbara e di Sant’Apollonia attualmente custodite al Palazzo Reale di Napoli.
L’ultima coppia di opere in mostra tra settembre e ottobre saranno due grandi opere ceramiche di origine greca.

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«La Fondazione Ravello, e per essa la Direzione di Villa Rufolo, – dichiara il curatore della mostra, professor Secondo Amalfitano – organizza ogni anno eventi per la valorizzazione del parco.Da qui l’idea di dare vita ad un’iniziativa che fosse vera e propria metamorfosi lessicale, di contenuti e congetturale della tutela, facendola divenire valorizzazione». In altre parole un tentativo di superare la dicotomica, spesso vero e proprio conflitto, tra i due complessi aspetti che coinvolgono un’opera d’arte.

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«Ci siamo inoltre detti – aggiunge il curatore – e se provassimo a mostrare al mondo qualcuna di queste opere raccontando contemporaneamente la loro storia? E se lo facessimo in un luogo terzo rispetto al sito di conservazione del bene e ai luoghi di rinvenimento, sequestro o recupero? Il gioco è fatto: nel mentre esaltiamo l’importanza della tutela, realizziamo un percorso di valorizzazione del bene culturale, di chi lo ha tutelato e del luogo nel quale realizziamo tutto questo».
La mostra troverà sintesi e amplificazione anche nella realizzazione di un innovativo video interattivo con approfondimenti sulle opere (schede informative, audio integrativi e link esterni) e informazioni aggiuntive sull’evento e sulle location. Opere di valore inestimabile nella cornice di un paradiso terrestre.