lunedì, 17 Feb, 2020 Espresso napoletano

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PARTENO ‘E BASTIMENTE. Mostra visiva e sonora di Stefania Raimondi e Angela Colonna

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Parteno ‘e Bastiménte è il titolo della bipersonale di Stefania Raimondi e Angela Colonna, che sarà inaugurata venerdì 13 dicembre, dalle 17, nella Sala delle Carceri di Castel dell’Ovo a Napoli. A cura di Chiara Reale, la mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, e che si colloca nell’ambito dell’iniziativa “Natale a Napoli”, sarà visitabile fino al 5 gennaio 2020.

Una zattera in mezzo al mare, Megaride, su cui sorge uno dei castelli più antichi di Napoli, Castel dell’Ovo. Sotto di esso un ventre in tufo, la Sala delle Carceri, luogo pieno di fascino e mistero. Fra queste pareti riecheggiano la Storia, quella dei libri che racconta di quando Tommaso Campanella venne qui rinchiuso, i miti, quello della Sirena Partenope che narra di come in questo luogo venne sepolta, ma anche le storie di gente comune, di napoletani, stranieri e migranti. Persone che hanno vissuto a Napoli una vita intera e persone che ci sono rimaste solo un giorno portandosene però un pezzetto nel cuore. Storie che nessuno conoscerà mai, che non hanno volti e non hanno nomi. L’istallazione site-specific “Parteno ‘e bastimente” di Stefania Raimondi e Angela Colonna unisce tutte queste storie: quelle vere, quelle inventate, quelle dei grandi personaggi, quelle delle piccole persone. Fra immagini che affiorano, incise su gessi, legni e cartoni e suoni lontani di musiche antiche, lingue che si intrecciano, rumori del quotidiano, la mostra è un percorso attraverso cui perdersi nel più profondo e insondato senso dell’essere napoletani.

Trentasei tavole di medio formato (incisioni su gesso, carboncino e olio su tavola) divise in tre gruppi collocati in punti diversi della sala, ogni opera racconta un’emozione, un gesto, una pausa, un momento vissuto. Complementare è il paesaggio sonoro, polifonia di suoni, racconti, voci, raccordati da un antico canto, che fa da filo conduttore al percorso espositivo e crea un dialogo ideale con il luogo, le carceri rendendolo parte integrante dell’opera stessa.

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