“Partono ’e Bastimente”: venerdì da “Intra Moenia” un incontro sulla storia sociale della canzone napoletana

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Ultimo appuntamento della stagione venerdì 25 marzo alle ore 18 per “tu vuó fà ’o Napulitano”, il ciclo di incontri su tradizione, poesia, musica e cultura napoletana curato dallo scrittore Claudio Pennino presso il Caffè Letterario “Intra Moenia” di Napoli, in piazza Bellini. “Partono ’e Bastimente”, recita la locandina.

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E ricordando lunghi viaggi della speranza di tanti anni fa, uomini e donne che lasciavano la loro città per inseguire nuove possibilità di vita, senza sapere se mai avrebbero potuto farvi ritorno, sarà proprio Pennino a presentare una storia sociale della canzone napoletana. Non solo aneddoti, ma una vera e propria analisi degli avvenimenti che hanno fatto la storia di Napoli, un percorso tra i cambiamenti che la società partenopea ha registrato in circa un secolo di storia, e sull’influsso che queste evoluzioni hanno esercitato sulla canzone.

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Si parte dall’inaugurazione della funicolare del Vesuvio nel 1879, che ispirò la canzone divenuta celeberrima “Funiculì funiculà”, nata in un momento in cui i Napoletani erano restii ad utilizzare il nuovo mezzo di trasporto, ritenendolo pericoloso. Ma il progresso non si ferma, e la storia della funicolare è proseguita, come quella della canzone, che anzi è divenuta successo mondiale, uno dei classici della melodia partenopea.

funicolare Vesuvio

Andando avanti negli anni, si giunge al tragico momento della prima guerra mondiale, che con gli orrori e le sofferenze che portava non poteva non influenzare in qualche modo il mondo della musica; ecco dunque “’O surdato nnammurato”, una delle canzoni napoletane più cantate al mondo, composta nel 1914 da Aniello Califano e musicata da Enrico Cannio.

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Nel 1945, quando l’Italia comincia a voler rinascere dalle macerie della seconda guerra mondiale che si è appena conclusa, arriva “Munasterio ’e Santa Chiara”, scritta da Michele Galdieri, figlio del poeta Rocco, e musicata da Alberto Barberis; i versi sono pieni di nostalgia per una realtà perduta per sempre, che viene simboleggiata dalle mura diroccate dell’antico monastero.

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Degli stessi anni è “Tammurriata nera”, di Edoardo Nicolardi, su musiche di E. A. Mario, che racconta dei bimbi dalla pelle scura che in quei mesi del 1944 nascevano negli ospedali napoletani da donne di pelle chiara, figli dei soldati angloamericani di colore, quelli dell’esercito di liberazione, che durante il soggiorno in città avevano fatto innamorare tante ragazze, promettendo loro una vita migliore, ma che nella maggior parte dei casi erano poi andati via abbandonandole con i loro sogni e un bambino in grembo. Claudio Pennino parlerà di queste storie, di queste canzoni, e di tante altre vicende, riportate in qualche modo nelle melodie dell’epoca, fino ad arrivare agli anni Sessanta e Settanta, gli anni della contestazione giovanile, della rapida trasformazione dei costumi, dei grandi progressi nel campo della medicina e della legge sul divorzio. L’incontro sarà allietato dagli interventi musicali di Angelo Vacca al mandolino e Lucio Sigillo alla chitarra.

 

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