venerdì, 15 Nov, 2019 Espresso napoletano

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Patti Smith incanta Napoli nell’antico Chiostro di Santa Caterina a Formiello

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Qualche fortunato l’ha incontrata per strada, per caso, in giro per la città, o ancora la mattina, a un incontro con alcune scuole sullo Ius Soli. I fan più accaniti – nonché più facoltosi, visto che il biglietto costava la bellezza di cinquantadue euro – l’hanno attesa la sera del 12 dicembre fino alle 21.30 nello splendido Chiostro di Santa Caterina a Formiello o “Made in Cloister”, a Porta Capuana. La Smith ci era stata per la prima volta nel 2013, quando il chiostro era ancora in fase di restauro e decise che voleva farci un concerto.

patti smith

L’evento, raro ma non unico, dato che la Smith è solita passare molto tempo in Italia e anche a Napoli, ha richiamato un immaginabile sold out nel giro di pochi giorni. Performance inconsueta – oltre a Napoli la rocker ha si è esibita anche a Caserta Vecchia e a Roma – poiché questa volta era con la sola compagnia della figlia Jesse che l’ha accompagnata al piano e con cui si è alternata in insoliti e teneri siparietti che chi l’ha sempre ascoltata con la band non le ha mai visto fare.

patti smith

“In a Room Somewhere”, questo il titolo della perfomance, prevedeva una scaletta breve ma variegata in cui canzoni storiche come “Dancing Barefoot” o “Because the night” si alternano a poesie e brani che la Smith recita a leggio da alcuni dei suoi libri come M Train. Immancabili i riferimenti agli amici di sempre persi negli anni, come Robert Mapplethorpe, storico compagno di Patti Smith o Sam Shepard, scomparso quest’anno, cui ha dedicato la canzone “Southern Cross”. Molti anche i riferimenti letterari e poetici, da William Blake, poeta adorato dalla musicista americana, a Virginia Woolf, ma anche politici: la Smith ci ha tenuto a leggere una sua lirica intitolata “Death of a trump” (“morte di un senzatetto”) dedicata a tutti i migranti che attraversano le nostre terre e i nostri mari.

patti smith

Nel suo lungo monologo/dialogo con il pubblico attento del Made in Cloister, la storica rocker si è lasciata andare a considerazioni e riflessioni sull’attualità e anche a ricordi affettuosi nei confronti della nostra città: «Nel 1975 il mio amico Paul Ghetti mi consigliò di visitare Napoli. La prima volta che scesi dal treno piansi. Questa città è bella perché mescola bellezza e tragico e mantiene la sua storia, senza cedere alle multinazionali».

Come sempre ai suoi show, esorta i giovani a muoversi e a non accettare lo status quo e, a proposito di Trump, prima del bis di “People have the power”, dice: «Lui e tutti quelli come lui che si definiscono “leader” hanno paura dei numeri, perché sanno che noi, se vogliamo, siamo più di loro». Qualche nota di demerito va all’organizzazione, soprattutto per la resa acustica dello show: nonostante il set fosse semplice – chitarra, piano e voce – si sentiva abbastanza male e la Smith ha persino dovuto chiedere a un musicista del pubblico di accordarle la chitarra. Ciò nonostante, a quasi settant’anni, l’energia di nostra signora del rock, rigorosamente in gilet e boots, che trasuda protesta e poesia in ogni suo gesto è stata – come sempre – travolgente. Patti Smith incanta e Napoli l’accoglie. Ancora una volta. In attesa del prossimo ritorno.

Francesca Saturnino è nata a Napoli nel 1987. Critica teatrale, insegnante e giornalista. Collabora con riviste e giornali nazionali e locali. La sua passione, tra le altre, è scovare storie, mestieri e personaggi di una Napoli antica e desueta e raccontarli per mantenerne viva la memoria.