mercoledì, 18 Set, 2019 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Pedamentina: un luogo magico, spesso dimenticato

0

Quando Pio VII (Paolo Stoppa) ammoniva il Marchese del Grillo (Alberto Sordi) ricordandogli che “la vita è fatta a scale, c’è chi scende e chi sale”, non aveva tutti i torti. I destini di uomini e talvolta di interi regni potevano passare per le scale. Anche a Napoli, città sì di mare, ma anche di collina, con tante rampe nascoste che ne scavano il corpo.

pedamentina

Una di queste, forse la più importante, è la Pedamentina San Martino, che congiunge il Corso Vittorio Emanuele II con il Piazzale di San Martino. Su questa, ad esempio, si compì il destino dei martiri della Repubblica Napoletana, quando, sul punto di capitolare, le percorsero per asserragliarsi in Sant’Elmo, sperando di resistere. Un tempo era l’unica via di collegamento tra la città il Monte di Sant’Eramo, quando l’Arenella e il Vomero erano una stesa di monasteri, casali e campi, ed il Castello e la Certosa dominavano in solitudine sul golfo. Fu costruita, anzi, proprio per facilitare l’erezione della certosa a partire dal 1325, inizialmente pensata come una semplice serie di tornanti. Sviluppatasi come parte del territorio urbano, appariva già un’indispensabile via di collegamento nella mappa del Duca di Noja, la più famosa pianta urbana del Settecento. Oggi parte del patrimonio Unesco, come tutto il centro antico, eppure degradata e ancora troppo poco frequentata. Nota, come troppo spesso accade, più ai visitatori che ai cittadini, abituati ad altri mezzi per raggiungere il centro. Per giunta preda di uno dei più assurdi riti di vandalismo, quello di stappare bottiglie sul Piazzale di San Martino, e schiantarle poi sui gradini, quasi del tutto lastricati di cocci.

piantina antica

Eppure la Pedamentina conserva un fascino necessariamente da ritrovare e custodire. Oltre che dalla storia, è attraversata da giardini e orti, piccoli appezzamenti, e abbraccia la vigna di San Martino, offrendo panorami splendidi in un’atmosfera silenziosa.
Attorno alla Pedamentina esiste ancora un borgo raccolto su se stesso, fatto di abitazioni e di bed & breakfast. A frequentarlo anche molti musicisti e scrittori, giacché non può parere insolito percorrerla accompagnati da un improvviso concerto che viene da una finestra. Ma come ogni luogo ameno va conservato e reso fruibile; pensare che la minor frequentazione cittadina basti a non usurarla è il peggior errore. Con molti gradini da accomodare e necessitante di più interventi per la sicurezza del suolo e per l’illuminazione, è ancora – dolorosamente – colma di barriere architettoniche, che impediscono la frequentazione ai disabili, potenzialmente possibile.Immaginare anche solo una seggiovia non invasiva, come nelle stazioni sciistiche, sarebbe una svolta capace di incrementare la frequentazione, prestandosi come cornice di sviluppo culturale, d’aggregazione e d’impresa. Ad occuparsi di questa rampa, fortunatamente, sono il Comitato della Pedamentina e il neo Coordinamento recupero scale di Napoli, che da anni promuovono iniziative di pulizia, manutenzione e richiamo.

comitato pedamentina

Le campagne di sensibilizzazione, iniziate nel 1978, sono state seguite negli anni ’90 dalla pubblicazione di studi sulla rampa, come quelli dell’architetto Donatella Mazzoleni.Ma la Pedamentina meriterebbe di più: ad esempio, la nascita di un consorzio permanente tra le sue aziende turistiche e il richiamo d’investimenti nella gastronomia, nell’editoria e nell’arte. Non è così difficile immaginarla attraversata da stampatori ed artisti, da gallerie espositive e da piccoli servizi di ristorazione, senza compromettere l’intimo raccoglimento del borgo. Oppure attrezzata ad ospitare mercatini dell’antiquariato, bancarelle di libri, esposizioni dei prodotti coltivati in loco e ricostruzioni storiche. Oppure ancora, pista da trekking urbano o di ciclismo. Si tratterebbe di trasformarle da luogo non più esclusivamente di transito, ma anche in meta delle proprie passeggiate. Ma per farne luogo vivo bisognerebbe anzitutto recuperarne la memoria, e mostrarla tra quegli stessi gradini, con l’aggiunta indispensabile di targhe e informazioni turistiche.