sabato, 21 Set, 2019 Espresso napoletano

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Peppe Voltarelli racconta il suo Modugno, e torna con una nuova versione di “Dio come ti amo”

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In una personalissima versione di un must della canzone italiana – “Dio come ti amo” – che nel lontano ’66 Domenico Modugno cantò al mondo, Peppe Voltarelli torna ad essere l’originale poeta che è. Pubblicato dalla label di New York con un duo d’eccellenza parigina come Bart & Baker, icone dell’elettro-swing francese, Voltarelli partecipa, con la copertina del brano magistralmente realizzata dall’artista Anna Corcione, alla mostra Icons al PAN – Palazzo delle Arti di Napoli  dal 4 al 16 settembre.

Peppe voltarelli

Re-interpretare il Mimmo nazionale appartiene ad una sfera più profonda della sua ricerca culturale condotta nel tempo, da sempre tesa allo svelamento poetico della terra calabra. Cantastorie di origini punk-rock e natio di Mirto Crosia, canta a spasso nei paesi del mondo, con rabbia e con amore, la verità, della vita, la sua e quella di ognuno. La sua verve artistica intanto non lascia spazio a catalogazioni di alcun genere muovendosi con grande naturalezza tra diversi mondi, da quello del teatro-canzone al cinema passando per il teatro.

Peppe voltarelli

Ha omaggiato Boris Vian, Leo Ferrè, Jacques Brel e Sergio Endrigo, solo per citarne alcuni, bucando contemporaneamente lo schermo cinematografico al fianco di Jasemin Sannino nel recente film di Gigi Roccati “Babylon Sisters” di cui ha curato la colonna sonora. Artista pluripremiato per due volte al Tenco di cui una con Otello Profazio a cui ha inoltre dedicato un’antologica riportandolo sul palco, Voltarelli continua a interpretare se stesso quale immutabile poeta di sogni e rivoluzione e sempre in giro per il mondo, con a seguito la sua chitarra, una fisarmonica e una valigia piena di sogni.

Peppe voltarelli

Ascoltandoti ti si percepisce come un tutt’uno con la tua capacità espressiva performativa, qual è il confine tra te e il mondo che interpreti?

La percezione della scrittura, come un interminabile e sconnesso flusso di coscienza guidato solo dall’istinto e dall’osservazione rende inevitabilmente il canto un prolungamento del corpo e delle idee, dinamico, flessibile, a volte ruvido e pronto a lottare contro le regole della forma canzone, pertanto, la cosa non mi sorprende. E poi c’è la sorpresa di farsi trovare impreparati, nudi, che rende questo gioco interessante capace di generare parole libere, crude, singolari, che si aprono agli altri proprio nell’atto performativo.

Peppe voltarelli

Quale Italia Canti?

Mi piace raccontare un’Italia che non segue le mode, che si emoziona, che costruisce percorsi umani, storie dimenticate e sepolte, disperate ma piene di passione, storie di piccole comunità periferiche, di imprese impossibili, di viaggiatori coraggiosi − spesso le trovo all’estero.

Cosa rappresenta il “ritorno a casa”?

Tornare è nostalgia, ricordi di immagini, parole, momenti dimenticati che riaffiorano in un modo di parlare, di suonare, di muoversi e di camminare. Una sera in teatro in Canada nella profonda Gaspesie, a migliaia di km da Montreal, due signore di origine italiana che avevano preparato il catering per gli artisti parlavano tra di loro proprio come faceva mia zia Sara quando parlava di cose riservate: ebbi la percezione di un gesto familiare, intimo, senza tempo. Ero a casa poiché tornare è voler bene, è emozionarsi e non è un fatto geografico. Tornare è non tornare mai.

Peppe voltarelli

Due targhe Tenco, una miriade di prestigiose collaborazioni: cinema, teatro e tournée in giro per il mondo, qual è il tuo sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe riunire tutti i miei amici in una grande festa davanti al mare a capo Trionto. Pensa che bello sarebbe… gente da tutto il mondo, dall’Argentina, da Sidney, dal Bronx, dal Cile, dalla Repubblica Ceca, dal Messico, da Barcellona, Parigi, Colonia, tutti che arrivano a Mirto e scoprono che tutto quello che gli ho raccontato è vero veramente.

Peppe voltarelli

Nei tuoi testi c’è una matrice riconoscibile da sempre che spesso oscilla tra un canto per la libertà e la spudorata voglia di ribellione, quanto sei cambiato in questi anni, se lo sei, e cosa ti ha cambiato?

Con la parola dei poeti che mi hanno influenzato sono cambiato, con la scoperta di nuove possibilità narrative. Quando canto canzoni di altri me li prendo, li mangio, li vivo, non in maniera dogmatica ma personale, a tratti infantile, romantica direi, come i libri che avresti voluto scrivere quando li leggi e ti abbandoni.

Peppe voltarelli

Cosa rappresenta per te la politica?

La politica è il comizio di mio padre nel 1975 in Piazza Dante, le sue parle, gli uccelli migratori, la fiducia e la speranza nell’altro, la possibilità di cambiare il garofano rosso, simboli che ancora oggi mi emozionano; la politica che stravolge la vita delle persone e che trasforma il servilismo in coraggio anche in modo silente e discreto.

Peppe voltarelli

Cosa ti hanno insegnato le donne e che peso hanno avuto nella tua crescita artistica?

Mi piace molto lavorare e confrontarmi con loro a partire dalla mia compagna che con la sua sensibilità mi aiuta a percepire sfumature che non entrano nel mio raggio visivo , nel caso specifico della musica. L’incontro con Teresa De Sio mi ha aiutato a capire tanto sul modo di scrivere, suonare e cantare canzoni. Ammiro molto Carmen Consoli, Irene Papas, Elena Ledda, Ginevra Di Marco, tra le altre, ma non posso non citare Miriam Abutori, danzatrice e attrice con la quale ho collaborato per anni; del loro essere ammiro soprattutto la grande personalità artistica e l’infinita umanità.

 

ph. Roberto Anania