sabato, 23 Nov, 2019 Espresso napoletano

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Petra, roccia variopinta

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Quando si parla di Giordania, la prima parola ci viene in mente è Petra. Sito archeologico unico al mondo, Petra è il principale richiamo turistico del Medio Oriente. Il suo nome in ebraico significa letteralmente ‘la variopinta’, il che lascia intendere non poco quanto le sue qualità cromatiche abbiano impressionato chiunque la abbia visitata. Non a caso si tratta di uno dei siti insigniti nel 2007 del titolo onorifico di sette meraviglie del mondo moderno dalla New Open World Corporation, società svizzera non legata all’UNESCO, organismo che la ha dichiarata comunque patrimonio dell’umanità nel 1985.

Gli altri sei luoghi sono Machu Picchu, il Cristo Redentore, la Grande Muraglia, il Colosseo, la piramide di Chichén Itzá ed il Taj Mahal. Petra è avvolta dall’armonia verde e incantevole di un parco nazionale archeologico che risente del microclima del posto, a metà tra il goldo di Aqaba e il Mar Morto, molto più fresco e godibile dell’afosa capitale Amman, sita a 250 km più a nord. La sua posizione strategica e l’abbonante presenza di acqua la resero una città molto prospera quando i Nabatei, popolazione nomade araba, vi si insediarono nel VI secolo a.C. Tuttavia l’insediamento iniziò a palesare vari colori poco a poco, mentre le tante culture che vi si installarono ne modificarono l’identità e i costumi. Dagli Assiri ai Romani, passando per i Persiani guidati da Ciro il grande e gli Egiziani, Petra era stata continuamente immersa da odori diversi: il suo fascino era irresistibile per qualsiasi Impero.

Il sole che splende costantemente su questo gioiello permette di visualizzare un gioco di luci decisamente peculiare nel quale il dolce azzurro del cielo contrasta con il beige a tinte rossicce delle cave e dei monumenti. Una sorta di caleidoscopio naturale si presenta agli occhi dell’avventore intento a discernere in che modo siano state progettate queste gole dalla forma unica che servivano al principio come costruzioni funerarie ricavate dall’arenaria policroma, che dà quindi il nome al luogo stesso.

Tra i monumenti riconoscibili spicca su tutti la facciata imperiosa di El Khasneh, di stile ellenistico e splendida presentazione di quella che anticamente era una tomba risalente alla prima dominazione Nabatea. Proseguendo lungo il Siq, ossia il canale principale, ci si incammina per la strada delle facciate, dove varie tombe di architettura assira di susseguono su entrambi i lati. Prima di raggiungere le tombe reali, vi è una tappa obbligata al teatro romano, messo in piedi nel 106 sui resti di un antico teatro nabateo. Ma le tracce del passaggio dei Romani sono riscontrabili anche nella colonnata che ricorda insediamenti italici come quello di Pompei, e nella porta di Traiano, conosciuta anche come Temenos, che anticamente segnava il passaggio dalla zona commerciale della città a quella di culto. La chiesa di origine bizantina è l’ultimo dei riferimenti alle popolazioni storiche che hanno contribuito allo sviluppo della bellezza e dell’originalità di Petra.

Il turismo di massa, necessario per permettere un’accurata manutenzione del sito, non ha rovinato le peculiari composizioni nella roccia che rendono Petra unica nel mondo. Una buona notizia per chi ha intenzione di conoscere da vicino quanto delle semplici rocce possano entrare nel cuore attraverso gli occhi, dando il via a una Sindrome di Stendhal, neanche si trattasse di un quadro esposto al Louvre. La roccia variopinta conserva tuttora il fascino che la ha sempre contraddistinta, ergendosi a perla del Medio Oriente, in un mare desertico.