mercoledì, 22 Gen, 2020 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Piccoli piaceri quotidiani

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Possono esistere felicità trascurabili? E allora come chiamare quei piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio? Per folgorazioni e racconti, staffilate e storie, Francesco Piccolo compone con ‘Momenti di trascurabile felicità’ un suo perfido e irresistibile catalogo dell’allegria di vivere. Fin qui la presentazione canonica. Ma le pagine del piccolo manuale di Francesco Piccolo vanno ben più in là. Prima denudano il lettore, con le sue piccole grandi manie, e poi lo folgorano con la sapiente arte della goduria umana. Già, i momenti di trascurabile felicità funzionano proprio così. Si annidano ovunque, pronti a calarsi nel cervello e donarti uno sguardo diverso, magari su qualcosa che fino a un attimo prima non avevi considerato. Francesco Piccolo è nato a Caserta nel 1964, vive a Roma. Ha pubblicato Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (minimum fax 1994), Storie di primogeniti e figli unici (Feltrinelli 1996), E se c’ero, dormivo (Feltrinelli 1998), Il tempo imperfetto (Feltrinelli 2000), Allegro occidentale (Feltrinelli 2003), L’Italia spensierata (Laterza 2007), La separazione del maschio (Einaudi 2008 e 2010). Scrive anche per il cinema. Il suo sguardo attento fa compiere, come sempre, un viaggio. Non di quelli epocali, on the road, alla ricerca di complesse vocazioni e antidoti al mal d’esistenza, ma quattro passi nel parco del quotidiano, tra tic e manie, tra lampi d’annata e miserie irrinunciabili. Piccolo ci fa scoprire, ad esempio, quant’è preziosa quella manciata di giorni d’agosto in cui tutti vanno in vacanza e tu rimani da solo in città. Quale interesse morboso ti spinge a chiuderti a chiave nei bagni delle case in cui non sei mai stato e curiosare su tutti i prodotti che usano. O la soddisfazione nel constatare che un amico ha ripreso in poco tempo tutti i chili persi con una dieta faticosissima che, per qualche giorno, sei stato tentato di fare anche tu. L’agile scritto, da divorare tra una fermata e l’altra del metrò, mette a nudo con spietato umorismo i piaceri più inconfessabili, le debolezze con le quali prima o poi tutti noi dobbiamo fare i conti. Al termine, si comprende una briciola di prezioso vivere: ridere di sé porta all’immortalità. Se poi lungo il cammino godiamo anche di una sana intelligenza, il gioco è fatto, e quei personali momenti diventano non proprio trascurabili.