Pietro Pirelli, quando la musica si ascolta con gli occhi

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Il 23 novembre Villa di Donato ha ospitato una mostra fotografica. Eppure, chi guardava con attenzione le immagini esposte sui muri, avrebbe giurato di ascoltare una musica. E questo non perché qualcuno stesse necessariamente suonando in quel momento, ma perché il suono era lì, impresso nella sua forma più vera, nelle stesse fotografie.
Napoli, che la musica ce l’ha tra gli elementi costitutivi, ha accolto con grande entusiasmo “M’illumino di suono”, mostra promossa dall’Istitutuzione culturale ART1307, a cura di Cynthia Penna, e costituita dalle opere “multisensoriali” di Pietro Pirelli, musicista e compositore lombardo.

Maestro Pirelli, come è nata l’idea di questo progetto?

Sono un musicista che ha sempre sconfinato dalla musica – non mi piace tanto la parola contaminazione, io parlerei di “sconfinamento”, in quanto poi io resto un musicista, un performer. Però quando me ne vado via non rimane nulla. E allora ho pensato di fissare la musica con degli scatti fotografici – ad opera del fotografo Eugenio Manghi -, ognuno dei quali rappresenta un suono specifico. Sono tutte immagini di suonate. Diciamo che io dipingo, o meglio, scolpisco con il suono: quella che vedi è luce scolpita.

pietro pirelli

Cosa è l’idrofono?

Io mi sono sempre costruito da solo i miei strumenti come musicista – ho fatto anche il liutaio tra l’altro – e a un certo punto ho pensato di costruire uno strumento che potesse dare una voce visiva al suono: così ho creato questo “idrofono”, costituito da un velo d’acqua che viene mosso dal suono. E poi ho fatto delle postazioni in cui i musicisti potessero venire a suonare ed estendere la voce del proprio strumento nell’idrofono, osservando anche quello che stava avvenendo dal punto di vista luminoso. Un’esperienza multisensoriale. 

pietro pirelli

Dunque, anche la vista può essere coinvolta nell’ascolto di un suono.

Il suono può essere “visualizzato” attraverso i computer, come la cosiddetta “trasformata di Fourier”, quella linea ondulata che vediamo spesso nei telefonini quando registriamo una voce. Però si tratta comunque di astrazioni elettroniche, invece questo è un effetto reale, che avviene davvero. L’acqua si muove attraverso il suono e io catturo questo movimento ondoso e il mio agire musicale è condizionato non solo da quello che sento ma anche da quello che vedo.