Politica…mente

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I campani si trovano una strenna sotto l’albero: un disavanzo della Regione da 5,3 miliardi, maturato fino al 2015. Un dettaglio per cui o si strappa al governo centrale la possibilità di spalmare il debito in 20 anni, oppure “se rimane questa legislazione e resta l’obbligo del ripiano in tre anni – spiega il governatore Vincenzo De Luca – chiudiamo la Regione”. Da dove spunta la maxi voragine nei conti? I debiti, come in generale le sconfitte, sono sempre orfani, a differenza delle vittorie che hanno immancabilmente tanti padri. E siccome il gioco più in voga tra i palazzi della politica è lo scaricabarile, ecco la difficoltà nel risalire all’origine del buco.

vincenzo de luca

Tanto per iniziare, l’attuale amministrazione regionale aveva calcolato male il disavanzo, risultato più grande di appena 500 milioni di euro, dopo il riconteggio della corte dei conti. Il consiglio regionale è stato costretto ad approvare una variazione di bilancio per il triennio 2017-2019, per poter procedere entro fine anno all’approvazione del rendiconto 2014 e 2015. Un atto che non fu compiuto dalla precedente giunta di centrodestra. A completare il quadro, la modifica normativa che adesso restringe i termini di rateizzazione del debito, spalancando il baratro all’attuale giunta. “Un errore grave non ripulire politicamente il bilancio – sostiene De Luca – è vero che chi ci ha preceduti ha ereditato un disastro, ma è vero anche che c’è stata la responsabilità di non decidere.

stefano caldoro

È cambiato il sistema di contabilità, ma la vera emergenza era non aver fatto i conti con i consuntivi precedenti, senza dire che tipo di entrate erano previste. Se la pulitura del bilancio fosse stata fatta 4 anni fa avremmo diluito su 30 anni il debito”. De Luca riversa la colpa su Caldoro? E i caldoriani replicano: “La Giunta Caldoro, come dicono i documenti ufficiali, ha garantito l’equilibrio di bilancio. Questi stessi documenti dicono che il debito è stato fatto prima del 2009, dunque dal centrosinistra”. E forse, risalendo per li rami, scopriremo che gli artefici del disastro sono i Borbone.

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