Politica…mente

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Vi ricordate le ironie sul “boom di richieste ai Caf” per il reddito di cittadinanza, all’indomani delle elezioni? C’è poco da scherzare: mentre la politica ride, in Italia ci sono 10,5 milioni di poveri (stime Eurostat). E in Campania una persona su due è a rischio povertà, secondo l’ultima analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base di dati Eurostat e Istat. E non parliamo solo di difficoltà a mettere il piatto a tavola, ma anche di curarsi in caso di malattie. Sono, infatti, 225mila le famiglie campane (il 9,9%) che rinunciano alle terapie per motivi economici, per l’istituto Demoskopika.

file caf

L’Indice di Performance Sanitaria contempla l’indicatore “famiglie impoverite”. Esprime la quota regionale di nuclei in condizioni di disagio economico per le spese sanitarie “out of pocket”: farmaci, case di cura, visite specialistiche, cure odontoiatriche. E quindi non ci riferiamo all’impossibilità di accedere alla sgangherata sanità campana, magari per via del caro ticket o dell’esaurimento dei tetti di spesa nei centri convenzionati. L’indagine riguarda la resa di fronte alla necessità di cure immediate. Fate conto il ricorso al dentista o all’ortopedico, o magari l’acquisto di una semplice aspirina.

povertà in italia

E quindi non vi venga in mente di farvi venire un mal di denti, se siete poveri, o peggio ancora la sciatica. E se prendete un raffreddore fate finta di niente, perché non sono previste misure di sostegno al reddito. Come se fossero una cosa voluttuaria, uno spreco. Chi lo dice? Il sempre morigerato mondo dei politici, naturalmente. “Il reddito di cittadinanza è un’idiozia – diceva tempo fa il governatore Vincenzo De Luca – Non ho mai capito come si finanzia per tutti”. Facciamo un esempio a caso: secondo un’analisi della Uil i costi annuali della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, a cui aggiungiamo quelli dal sistema istituzionale (circa 6,4 miliardi). Fanno 24,7 miliardi, e danno da vivere a oltre 1,3 milioni di persone in Italia. E se cominciassimo a redistribuire?

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