Politica…mente

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Era l’aprile 2006, al Comune di Napoli governava Rosa Russo Iervolino; alla Regione Antonio Bassolino; all’università Federico II, invece, Guido Trombetti. I tre firmarono un’intesa per realizzare a Scampia la nuova facoltà di Medicina, con l’ambizioso obiettivo di riqualificare la periferia nord. La scelta era di trapiantare un segmento di mondo accademico dove le cronache rimbombavano di faide e piazze di spaccio. Piccolo dettaglio: il mega complesso di 5 piani su una superficie di 15mila mq, progettato dall’architetto Vittorio Gregotti, avrebbe dovuto vedere entro il 2008 il taglio del nastro.

facoltà medicina scampia

Con queste premesse fantascientifiche, il fallimento non era un presagio, ma una certezza. Infatti, a 10 anni dall’ipotetica fine dei lavori, il cantiere è ancora lì. L’università-chimera è l’emblema delle promesse per il quartiere condannato all’eterno pregiudizio gomorrista. Una lunga scia di passerelle istituzionali e proclami di riscatto, intrecciati a ritardi e cancellazioni dei mille progetti sventolati. In un surreale rimpallo tra i palazzi del potere, a febbraio il Comune ha fermato gli operai perché “la Regione non paga”. E qualche giorno fa, dopo un paio di mesi di curiosa afonia, Palazzo Santa Lucia ha annunciato l’imminente sblocco di 5,5 milioni di euro di finanziamento. Altri 2,2 deve metterceli l’amministrazione comunale.

cantiere medicina scampia

Un impegno, l’ennesimo, per non gettare via un’opera costata 31 milioni di euro. Un tentativo di sterzare e salvare la faccia, o quel che ne resta. La credibilità ormai è un ricordo, di fronte ad un cantiere lumaca e all’attesa tradita dei cittadini di Scampia. Ma hai visto mai? Sarebbe un segno di vita, anche se flebile, per chi si ostina a chiedere risposte alle istituzioni. Uno è lo scrittore Rosario Esposito La Rossa che, sulle pagine locali di Repubblica, ha elencato sprechi e simboli del degrado a Scampia: la stazione del metrò di Piscinola, teatro di rapine e smercio di droga; le Vele ancora da abbattere; strutture pubbliche abbandonate come l’Auditorium e il centro polifunzionale. Tante incompiute, nell’ormai stanco valzer degli annunci.

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