venerdì, 28 Feb, 2020 Espresso napoletano

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Politica…mente

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Dal rione Traiano alla Sanità, attraversando il rione Mercato e Forcella, fino a Ponticelli e Miano. Una pioggia di proiettili frusta l’aria, nel cupo risuono delle decine di stese all’anno. Bande di aspiranti camorristi sparano all’impazzata per incutere terrore e marchiare il territorio, nell’impotenza di chi dovrebbe garantire la sicurezza. Sul selciato centinaia di bossoli, frammenti di una guerra in cui perde solo lo Stato. Nel conflitto tribale al quale ora somiglia la camorra, definita “liquida” dai sociologi à la page, i napoletani fanno i conti con la loro eccezione. La condizione che li differenzia dagli altri cittadini italiani, ai quali non viene scippata la soglia minima di vivibilità.

proiettile strada

Si dà per scontato che sia così, nessuno lo mette in dubbio. La stesa piomba nel quartiere rapida come un fulmine e violenta come un temporale. Si porta via il respiro e l’ultimo barlume di normalità. E poi la vita riprende a fluire, ma con un groppo in gola. Dal 2008 anche a Napoli è in corso l’operazione “Strade sicure”. I militari dell’esercito sono impegnati nel contrasto alla criminalità. Potrebbe esserci un nome più beffardo? In 10 anni, non si ha memoria di soldati che abbiano intercettato le paranze di pistoleri. E dall’anno scorso è in vigore il decreto sulla sicurezza urbana, un provvedimento che dà più poteri ai sindaci.

io non ci sto napoli

Si può allontanare dalle città, con lo strumento del Daspo urbano, chi viene trovato in stato di ubriachezza, compie atti contrari alla pubblica decenza o esercita il commercio abusivo. Una norma che aggredisce il disagio sociale, ma non ripristina un’ordinata vita civile nei rioni delle stese. Qualche giorno fa, a San Giovanni a Teduccio, gli abitanti hanno sfilato in corteo contro i raid armati. “Portiamo tutti un cartello con la scritta ‘Io non ci sto’, – hanno detto i promotori – perché vogliamo affermare la nostra determinazione a non voler abbandonare il quartiere nelle mani della criminalità organizzata. Una scossa di orgoglio che ci piacerebbe coinvolgesse tutte le istituzioni”. Finora deve essere saltata la corrente.