Politica…mente

Commenta

Fatta la legge, trovato l’inganno. E, siccome siamo in Italia, i trasgressori non devono fare nulla per aggirare la legge: ci pensano le istituzioni a non applicarla e a non sanzionare le violazioni. A 26 anni dalla legge che avrebbe messo al bando l’amianto, la fibra killer continua ad essere molto diffusa e a minacciare salute e ambiente. Il quadro arriva dal dossier “Liberi dell’amianto?” di Legambiente, a 3 anni dalla precedente indagine.

amianto campania

In Campania sono 4000 le strutture dove è presente l’amianto, per un totale di circa 3 milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto. Di queste 3 sono siti industriali; 85 sono edifici pubblici, 955 sono edifici privati; 3.043 le coperture in cemento amianto. E meno male che l’amianto doveva essere bandito. Va detto: la Campania è una delle 6 Regioni – su 15 che hanno fornito indicazioni – ad aver completato il censimento degli edifici in cui è presente la fibra killer. Ma è un’illusione. “In Campania le uniche informazioni – afferma Legambiente Campania – riguardano 3 edifici pubblici bonificati e 82 non ancora bonificati; per le altre voci i dati non sono disponibili”. E se la Regione ha approvato il piano regionale amianto e ha completato le attività di censimento e mappatura, resta critico lo smaltimento.

amianto campania

Mancano impianti specifici, e non sono neanche previsti dal piano regionale sui rifiuti. Lo scenario è preoccupante anche a livello sanitario. L’associazione ambientalista ricorda che – secondo i dati Inail – la Campania è l’ottava regione più colpita, con 1.139 casi rilevati di mesotelioma maligno tra il 1993 e il 2012. La normativa prevede che la mancata adozione delle misure idonee a garantire il rispetto dei valori limite sia punita con l’ammenda da 5mila a 25mila euro; l’inosservanza degli obblighi relativi alle misure di sicurezza con la sanzione amministrativa da 3.500 a 17.500 euro; chiunque operi nelle attività di smaltimento, rimozione e bonifica senza il rispetto delle prescrizioni di legge, paghi una multa da 2.500 a 15mila euro; alla terza irrogazione di sanzioni, il Ministro dell’industria disponga la cessazione delle attività delle imprese interessate. Ma soltanto sulla carta.