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Lo spettacolo della contrizione istituzionale, i proclami sul “mai più”. Tutto andato in scena nel ventennale della frana che, il 5 maggio 1998, falciò le vite di 160 persone, nei comuni di Sarno, Siano, Quindici, Bracigliano e San Felice a Cancello. Siamo quindi pronti a voltare pagina sui disastri naturali? A farci sospettare il contrario è il dossier di Legambiente “Fango. Il modello Sarno 20 anni dopo”. L’indagine parte dalle cause del disastro e arriva ai giorni nostri. Un’onda lunga in cui si mescolano incuria e furbizia, in perfetta continuità.

frana 98 sarno

Perché quando si parla di dissesto idrogeologico, in Italia, nulla risponde a logiche di cura degli interessi pubblici. A partire dal capitolo dei costi. Dopo l’alluvione è stata realizzata una rete di circa 20 km di canalizzazioni e un sistema di 11 enormi vasche di raccolta, per un ammontare di oltre 400 milioni di euro. Una cifra grande quasi 2,5 la spesa iniziale prevista, che sarebbe dovuta essere di 161 milioni di euro. Ma è solo la premessa di quanto avvenuto negli anni successivi. Gli impianti “oggi, causa il vuoto legislativo – afferma Legambiente Campania – sono lasciati senza manutenzione e ostruiti da fango, terreno e dove si sono accumulati rifiuti di ogni genere. Appare inoltre evidente come il solo ricorso al mero calcolo idraulico per la realizzazione delle opere e degli interventi di mitigazione non è più sufficiente ma anzi potrebbe rivelarsi addirittura controproducente”.

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Alcuni di questi sistemi, infatti, non sono ancora collegati fra loro oppure non sono mai stati collaudati. Come se non bastasse, formalmente insistono ancora su beni intestati ai privati, in attesa di cessione definitiva. Venti anni non sono bastati per portare a termine le procedure espropriative. “Situazione che complica ancora di più uno degli aspetti più complessi del sistema di sicurezza – si legge nel dossier -: chi deve occuparsi della manutenzione dei canali e delle vasche? E soprattutto chi paga?”. Una risposta la diede già la Procura di Avellino: a causa della mancata manutenzione, 5 anni fa, scattò il sequestro delle opere.

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