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Ma chi l’ha detto che l’anima del Vomero è borghese e pantofolaia? Nel quartiere dello shopping, invece, siamo all’Armageddon, al giudizio finale. La Fort Alamo vomerese è la Fontana Itaca, la celebre “vasca dei capitoni” di via Scarlatti. Ora o mai più: l’opera di Ernesto Tatafiore è stata rimossa il 1 settembre, dopo 19 anni di impavide ma sventurate crociate per mandarla via. Mancò la fortuna, non il valore, e l’installazione è rimasta nel mezzo dell’isola pedonale, gli Champs Elysees in salsa collinare.

fontana itaca vomero

Ufficialmente la rimozione è soltanto temporanea. Prima di ricollocare il manufatto, bisogna “effettuare urgenti ed improrogabili interventi di pulitura e restauro”, precisa il Comune di Napoli. E contestualmente anche “una complessiva rivisitazione dell’impiantistica idrica ed elettrica”. Tradotto in termini crudi, da oltre un anno si era fermata l’erogazione dell’acqua. Insomma, l’acqua è poca e il capitone non galleggia. Pure perché l’opera non prevede il ricircolo idrico, ma è da alimentare continuamente. E “questo comporta consumi significativi ed un inutile spreco non più tollerabile” accusa Gennaro Capodanno, storico oppositore. Capodanno ha promosso una petizione online con oltre 700 firme, tutte contrarie al ritorno della fontana rettangolare.

fontana itaca rimozione

La colpa dell’opera è di essere sistemata in’un area troppo stretta. Così intralcerebbe la gioiosa marea di passeggiatori, a caccia di emozioni da vetrina, ma anche i mezzi di soccorso. In realtà, al Vomero è dal 1999 che si fanno petizioni contro Itaca, senza risultato. Allora comandava Bassolino, e l’arte contemporanea era la cifra estetica di quella stagione. Ma il lungo regno bassoliniano è archiviato da un bel po’, e la Fontana non si è mossa, a imperitura memoria. Chi invece annuncia le barricate, ma in altro senso, è proprio il maestro Tatafiore. L’artista vuole trascinare il Comune in tribunale, sostenendo di non essere stato avvertito dei lavori e dello spostamento. E a mettere tutti d’accordo, ci prova la Municipalità Pianura-Soccavo: “Se i vomeresi non la vogliono – avverte sulla sua pagina Facebook – noi siamo ben disposti a ospitarla sul nostro territorio”. Invece della fuga di capitali, in tempi di spread, il Vomero assisterebbe alla fuga di capitoni.

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