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La Campania cresce più di tutti in Italia. In Campania il 40% dei cittadini rischia di annaspare nel pantano della povertà assoluta. Nell’era delle fake news, quale tra le due affermazioni è vera? Basta leggere in maniera non troppo sciatta il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno, pubblicato giorni fa. Con il 2,4% di incremento del pil, la Campania nel 2016 è la regione cresciuta di più a livello nazionale. Sale anche l’occupazione: +3,3%.

rapporto svimez

“I dati – commenta l’assessore regionale alle Attività produttive, Amedeo Lepore – mostrano una eccellente performance in termini di Pil della Campania, che dal 2014 al 2016 è riuscita a recuperare ben oltre 4 punti percentuali. Risultati che nascono da un aumento nel 2016 dell’occupazione industriale pari al 5,4% e del valore aggiunto industriale pari al 5,5%, dimostrando che a spingere la ripresa sono le attività manifatturiere”.

amedeo lepore

Siamo, dunque, di fronte a magnifiche sorti e progressive della nostra regione? Il rapporto Svimez, in realtà, sottolinea che “la ripresa economica non sembra ancora in grado di incidere su una condizione sociale che resta allarmante, in cui si combinano povertà, diseguaglianze e immobilità sociale”. In termini numerici significa che 4 residenti su 10 corrono il pericolo di diventare poveri e 10 su 100 lo sono già, in prevalenza nelle città superiori a 50mila abitanti. Nel resto del sud il rischio si attesta al 34%, il dato nazionale è del 19%.

ricchezza e povertà

Insomma, sospettiamo che la Campania non sia la Silicon Valley. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, nel 2016, abbia visto emigrare 9.100 cittadini, spesso giovani diplomati e laureati. A Napoli la diaspora parla di 9.241 partenti nel 2014, 4.251 nel 2015, 6.892 nel 2016. Lo scenario del rapporto è sì di un aumento occupazionale, ma si tratta di “lavoratori con un basso livello di istruzione, stranieri e giovani, in particolare, di occupati con nessun titolo o con la licenza elementare”. Insomma: precari sul perenne crinale della marginalità sociale, nonostante il quadro ottimista della politica.

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