Politica…mente

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Sei volte bocciata la Campania. Il 2017 è l’anno del boom di leggi regionali impugnate dal governo davanti alla Corte costituzionale. Era stata solo una nel 2016. Per arrivare a questi livelli, dobbiamo tornare all’inarrivabile 2012, era dell’amministrazione Caldoro: 9 impugnative. Certo, il conflitto di attribuzione alla Consulta non sancisce l’automatico torto della Regione. Aspettando la sentenza, resta il dubbio: i sommi giuristi di giunta e consiglio regionale non sanno più scrivere le leggi?

L’ultimo altolà di Palazzo Chigi è il più amaro. Sotto accusa è la normativa sull’autismo, approvata quasi all’unanimità dall’assemblea, con la sola astensione dei 5 stelle. Un testo atteso da tante famiglie per le disposizioni in materia di rete dei servizi assistenziali e ospedalieri. Ancora più beffarda la motivazione: si ricorre contro la legge perché interferisce con le funzioni del commissario al piano di rientro dal deficit nella sanità. Insomma, una legge voluta dal governatore Vincenzo De Luca sarebbe illegittima perché danneggia il commissario Vincenzo De Luca.

vincenzo de luca

Mentre ci interroghiamo se abbia ragione De Luca o piuttosto De Luca, ci scorre sotto agli occhi la vagonata di norme impugnate. No alla legge sulle cave in quanto “la proroga delle attività estrattive incide sui principi dell’ordinamento dell’Unione Europea”. Niet alla “blocca ruspe”, che salva le case abusive, siccome ha “l’effetto di sminuire la portata deterrente e repressiva delle norme statali poste a tutela dell’ambiente”.

giunta regionale campania

Impugnate anche le Misure di efficientamento dell’azione amministrativa e l’attuazione degli obiettivi fissati dal Defr 2017 e le Norme per la valorizzazione della sentieristica e della viabilità minore. E stop pure all’istituzione del servizio di sociologia del territorio nel welfare regionale: la legge si inventava la figura professionale del sociologo, non regolamentata dalla legislazione statale. Abbiamo capito il problema: alla Regione Campania sono dei creativi, ma purtroppo incompresi.

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