Politica…mente

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Cambia il clima, aumentano i rischi connessi al dissesto idrogeologico. A restare identiche, nei secoli, sono le promesse dei politici. Perché emerge una Campania sempre più fragile e insicura, dal dossier “Ecosistema Rischio 2017” di Legambiente. Ma non decollano gli interventi di messa in sicurezza, nonostante i 7,7 miliardi di euro da spendere entro il 2023. In Campania ne sono previsti 1.240, a leggere i dati della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del consiglio. Ma resta al palo il Piano “Italiasicura”, lanciato dal governo Renzi oltre 3 anni fa. Delle risorse stanziate allora, sono stati impiegati appena 114,4 milioni di euro, meno dell’1,5%.

Lo scorso settembre, il ministero dell’Ambiente, dopo un’interrogazione dei parlamentari del Pd, spiegò i ritardi con la mancata definizione degli accordi con tutte le regioni. Chi mancava all’appello? La Campania, assieme alla Basilicata. In attesa di capire le responsabilità e scoprire, come sempre, che la colpa è della burocrazia – cioè di nessuno – la Campania ci mette del suo. Infatti la regione resta “incurante dell’eccessivo consumo di suolo – afferma Legambiente – e del problema del dissesto idrogeologico mentre i cambiamenti climatici amplificano gli effetti di frane e alluvioni”. Fanno spallucce anzitutto i comuni. Il dossier ambientalista presenta l’indagine sulle attività per la mitigazione del rischio idrogeologico, realizzata sulla base delle risposte fornite dagli enti locali.

Massiccia ed entusiastica la partecipazione: al questionario hanno risposto 65 amministrazioni campane, pari al 13% circa di quelle considerate in territori a rischio. Nel 72% dei comuni si trovano abitazioni in aree pericolose. Nel 28% sono presenti interi quartieri. Scuole o ospedali si trovano in zone a rischio nell’11% dei casi, mentre nel 20% lo sono strutture ricettive o commerciali. Solo a Napoli ci sono oltre 100.000 cittadini in aree esposte a frane o alluvioni. Speriamo di non dire mai “piove, governo ladro!”

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