domenica, 17 Nov, 2019 Espresso napoletano

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La guerra della mozzarella

 

La bomba covava da almeno 6 anni, e per lungo tempo è rimasta sotto traccia, camuffata da “Treccia della Murgia”. Invece quell’innocuo prodotto di latte vaccino, acquattato nell’altopiano carsico della Puglia centrale, era un timer destinato a esplodere. Ed è esploso nella “guerra della mozzarella”, il conflitto politico-commerciale per “l’oro bianco”. Un derby aperto dal Ministero delle Politiche agricole, che il 28 agosto ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale la proposta di riconoscimento di marchio dop alla mozzarella pugliese di Gioia del Colle.

Proprio così: mozzarella, come la mozzarella di bufala dop della Campania, in sinistra omonimia. Apriti cielo. Annunci di ricorso al Tar della Regione Campania e del Consorzio dop bufalino. Discesa in campo delle fazioni politico-territoriali a menare fendenti. Ma c’era bisogno di arrivare a tanto per scoprire che stavano clonando la regina della filiera alimentare? Non proprio.

Nell’autunno 2011 nasce l’associazione “Treccia della Murgia”, all’interno del Gruppo di azione locale dei Trulli e di Barsento, società consortile alla quale appartiene anche il Comune di Gioia del Colle. Obiettivo è registrare il marchio dop del prodotto caseario, adottando un disciplinare sul metodo di trasformazione e l’approvvigionamento locale del latte. Dopo ben 5 anni la Regione Puglia esprime parere favorevole alla domanda di registrazione dop, presentata ai sensi del Regolamento europeo. A questo punto il più è fatto, manca solo il riconoscimento ministeriale, che arriva a fine agosto.

Il disciplinare già parla di Mozzarella di Gioia del Colle, altro che Treccia della Murgia. “Un formaggio fresco a pasta filata – recita il documento – ottenuto da solo latte intero crudo di vacca, eventualmente termizzato o pastorizzato”. E per 6 anni, chi doveva vigilare, dov’era? La Regione Campania, con due amministrazioni, cosa faceva? E il Consorzio dop, colosso dal volume d’affari superiore al miliardo? Ora è tardi, e tutto rischia di andare in malora: anzi in vacca.