Quando Cosimo Fanzago incontra gli architetti suoi epigoni

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Il cortile, lo scalone, i “Panni fanzaghiani”, la Sala del Capitolo con i magnifici affreschi, alle pareti e al soffitto, le grandi prospettive di Giuseppe e Gioacchino Magri, “quadraturisti” impegnati anche nelle dimore storiche vesuviane, sino al Salone da ballo, 280 mq, oggi Sala conferenze.

Al piano nobile di Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto di Studi filosofici, trattenendo il fiato avremmo potuto ascoltare la musica dei valzer e veder scivolare le crinoline di altri tempi.

Perché il Premio internazionale Cosimo Fanzago, tredicesima edizione, non soltanto ha raggiunto la magia del numero da cabala, ma è tornato, ormai da tre anni, nella prestigiosa sede della prima edizione, 2002-2008, Palazzo Serra di Cassano, trionfo del Sanfelice e del suo magico tocco settecentesco sulla struttura acquistata nel’600, quando i Serra furono nominati duchi.

Molti tra i più prestigiosi palazzi della città sono stati ospiti del Premio voluto dall’Associazione Palazzi Napoletani, appunto dal Serra al Donn’Anna, 2009-2010, opera incompiuta di Cosimo Fanzago, sino allo Zevallos-Stigliano, sede museale del Banco di Napoli-Intesa San Paolo, 2011.

Palazzo_Zevallos_Colonna_di_Stigliano

E se abbiamo ricordato architetti dei secoli passati, il napoletano Ferdinando Sanfelice, totale esempio di trionfo settecentesco, ove lo scalone a doppio rampante – tra i più sontuosi dell’epoca – ritrova il piperno tipico del nostro sud, è sintomatico e singolare che il bergamasco Cosimo Fanzago, attivo a Napoli per tutto il ‘600, venga definito “l’uomo che fu il barocco”. E, per esso, soprattutto il barocco della nostra città.

Dunque è davvero da apprezzare che il 3 maggio 2002, in Palazzo Serra di Cassano, dall’Associazione culturale Palazzi napoletani, sia stato fondato il Premio intitolato al grande bergamasco – straniero in patria ? – come evento collaterale ai programmi di visite guidate alle dimore storiche della nostra città. E, in quanto tale, assume sempre maggiore prestigio come riconoscimento conferito a personalità che, con i loro studi e la loro presenza qui, hanno sempre più promosso una cultura che, superando i problemi quotidiani, riporti Napoli nel novero delle grandi città di epoca seicento-settecentesca, insieme con Parigi e Vienna.

I Fondatori del Premio sono Sergio Attanasio, architetto, Presidente di Esso e dell’Associazione Palazzi napoletani, 1995, che si occupa della tutela, conservazione e recupero delle Opere d’arte della città; Celeste Fidora, architetto, dal 1988 socio fondatore e presidente dell’Associazione culturale Amici delle Ville e dei Siti vesuviani; Pietro Giordano, architetto, sperimentatore e creatore di linguaggi e tecniche di fotografia e videoripresa, con siti ad hoc per i Palazzi antichi.

Anfitrione, dal 2002, lo scrittore, editore della ‘Compagnia dei Trovatori’, Piero Antonio Toma.

Piero Antonio Toma

E se, a breve, ricorderemo alcuni nomi prestigiosi dei premiati lungo gli anni, non possiamo fare a meno di pensare, come è stato detto anche pochi giorni fa, che se “il Palazzo e l’Istituto rappresentano, culturalmente, Napoli nel mondo. Questo è, ahinoi, anche indice di contraddizioni”. Ad esempio, gli splendidi festoni fanzaghiani fotografati da Sergio Riccio e ironicamente esposti a mò di ‘panni’ stesi dei Quartieri spagnoli, sono frutto del passaparola tra artisti – quando lo sono e, dunque, senza spocchia e senza gelosie -, nella fattispecie, tra la storica dell’arte Adele Pezzullo e Riccio, ricercatore di storia della città. Sotterrati per dispetto, pare dallo stesso Fanzago dopo un violento diverbio con i certosini di S.Martino, furono trovati per caso dalla Pezzullo che subito ne mise a parte Riccio. E, altresì, tra un pubblico di élite culturale, ecco l’autocritica di non essere ancora riusciti a trovar casa per la Biblioteca dell’Istituto!

E, dunque, se possiamo citare, tra i premiati, nomi internazionali, quali Benedetto Gravagnuolo, Roberto De Simone, Francesco d’Avalos, Aldo Masullo, Stefano De Caro, Bruno Leone, Ezio De Felice, Eirene Sbriziolo, Raffaele La Capria, José Vicente Quirante, Mariano Rigillo, Francesco Rosi, Luigi Nicolais, Louis Godart, sino a quelli di oggi, Achille Bonito Oliva, Alberto Di Pace, Maurizio Marinella, Gennaro Sangiuliano, Fabrizio Vona, quest’anno tutti napoletani, campani o operativi a Napoli, siamo anche presi da una stretta al cuore sul perché da questa straordinaria “Collina di Pizzofalcone”, dimore gentilizie ad ogni passo, non riesca a farsi largo nel mondo la consapevolezza che Napoli sia ancora coacervo di ogni tipo di cultura.

Fanzago

Forse dobbiamo rileggere la prolusione di Remo Bodei, nel trentesimo anniversario della fondazione dell’Istituto, 2013, alla presenza del Capo dello Stato, almeno quando parla dell’Istituto che “costituisce la testimonianza della tenacia della miglior parte degli italiani nel non volersi arrendere dinanzi alle difficoltà, mostrando la robusta tempra di uno spirito civico che guarda all’interesse generale”.

Amore e bellezza come fili conduttori della rinascita.

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