venerdì, 28 Feb, 2020 Espresso napoletano

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Race – Il colore della vittoria: il film su Jesse Owens

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Lo sport nella storia dell’umanità si è spesso contraddistinto per la propria capacità di andare oltre le ideologie, le razze, le discriminazioni, creando aggregazione e unione tra popoli e culture differenti. Tra i tanti atleti che hanno marchiato con un segno indelebile il mondo dello sport tramite record, talento, carisma e professionalità spicca ancora oggi la figura del corridore statunitense Jesse Owens. “L’atleta che si oppose a Hitler”, “L’uomo che cambiò la storia”, queste sono solo due tra le tantissime frasi che potrebbero racchiudere il mito del ragazzo di colore che nelle olimpiadi del 1936, svoltesi a Berlino, vinse ben quattro medaglie d’oro, tra le varie discipline dell’atletica leggera, tracciando così non solo un enorme trionfo sportivo ma anche culturale proprio nei confronti di quella terribile ideologia nazista che vigeva in Germania all’epoca, e che avrebbe portato pochi anni dopo, nel 1939, all’inizio del secondo conflitto mondiale.

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Da pochi giorni è uscito nelle sale cinematografiche italiane “Race”, il nuovo film diretto da Stephen Hopkins che tratta la vita e le imprese di Jesse. La pellicola è stata una delle più attese nel mese di marzo. La storia ci viene narrata sin da quando il giovane Owens, interpretato dall’attore Stephan James, originario della cittadina Oakville, provincia dell’Ontario, decide di iscriversi all’Università dell’Ohio sia per continuare a perseguire la sua passione per la corsa, sia per cercare un riscatto sociale in modo da riuscire a garantire una vita migliore alla sua famiglia, a sua figlia e alla sua fidanzata.

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Giunto, finalmente, nel complesso sportivo e didattico dell’Ohio, il ragazzo deve fare i conti con la discriminazione razziale nei confronti delle persone di colore che vigeva prepotentemente negli Stati Uniti d’America negli anni 30. Grazie alla sua tenacia e al suo allenatore Larry Snyder, interpretato magnificamente dall’attore Jason Sudeikis, il giovane Jesse riesce a qualificarsi per la competizione olimpica prevista in terra germanica, riuscendo poi a scrivere la storia trionfando nei 100 metri con un incredibile tempo di 10 secondi e 3 decimi, nei 200 metri (record mondiale), nel salto in lungo (record olimpico) e infine nella staffetta 4 per 100 metri (record mondiale).

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Il film di Hopkins non delude affatto le aspettative, riesce completamente a far trasparire la magia e l’unità che lo sport può dare agli esseri umani. Molto suggestive sono le varie scene in cui vengono messe in luce la fratellanza e la sportività. In particolare, verso la fine della storia, è emozionante assistere all’amicizia e il rispetto che si crea tra Jesse Owens e Luz Long, atleta tedesco fortissimo nella specialità del salto in lungo che, nonostante sia il mito e il beniamino del pubblico tedesco in quanto atleta più carismatico, uscirà sconfitto dalla gara che vedrà trionfare il ragazzo americano con un salto memorabile di ben 8,06 metri sancendo così il nuovo record olimpico. Nonostante la sconfitta Luz Long non nutre odio nei confronti del rivale, bensì nasce una sincera amicizia tra i due che però costerà cara in futuro al ragazzo tedesco.

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Né bianco né nero, né ebreo né cattolico, né americano né tedesco, lo sport è di tutti ed è per tutti, unisce i popoli e non potrà mai essere strumentalizzato per fini politici. “Race” tramite la storia di un campione come Jesse Owens ha sottolineato ancor di più quale sia il reale e puro significato dello sport, ovvero aggregazione, rispetto e fratellanza.