martedì, 17 Set, 2019 Espresso napoletano

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‘Radice’: l’ultimo lavoro di Enzo Gragnaniello

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Forse su scala nazionale sono più famose le sue canzoni affidate ad altre voci prima di arrivare al grande pubblico. Voci con la V maiuscola, come quella di Mia Martini, la favolosa Mimì come la chiamano tuttora i suoi fan, che ha reso ancora più prezioso un brano da brividi come “Donne” o “Cu’ mme”, cantata in duetto con l’indimenticato Roberto Murolo. In comune con Mimì, Enzo Gragnaniello ha quella voce che graffia l’anima; pieni di spigoli sono anche i versi delle sue canzoni. Impossibile che attraversino le orecchie senza lasciare un segno. E il cantautore partenopeo non si smentisce neanche con Radice (Marechiaro edizioni musicali – Fujente music – Edel), un album di inediti pubblicato a quasi quattro anni di distanza dal (fortunato) precedente L’erba cattiva.

Radice è ciò che ci tiene incollati al terreno, che ci consente di trarre nutrimento da esso. Non mi piace spiegare le canzoni perché penso che vadano ascoltate, e poi ognuno si fa la sua idea. Ma questo progetto è sicuramente l’espressione più pura di quello che sono oggi e di ciò che sono stato prima di arrivare a questo momento della mia vita”.

Dodici pezzi, tutti inediti, rigorosamente in lingua napoletana, musicale, morbida o dura a seconda delle occasioni o delle necessità.

“Il grande maestro Roberto Murolo – continua Enzo – mi ha insegnato come bisogna cantare in napoletano, scandendo e pronunciando ogni singola vocale”. A dimostrazione del radicamento partenopeo del lavoro, il tredicesimo brano, un classico della melodia nostrana, Indifferentemente, l’unico dell’antica tradizione napoletana, rivisitato in maniera passionale e ritmica, con cui Gragnaniello ha voluto concludere il suo album, quasi un tentativo di creare un ponte fra l’antico e il moderno, proponendo un’ipotetica continuazione di un repertorio che ancora ci vede primi indiscussi nel mondo per poesia e melodia.

Il disco, anticipato dal singolo Vasame, è stato arrangiato proprio da Gragnaniello, e vede la collaborazione dei Sud Express, neonata formazione che però annovera tra le sue fila musicisti del calibro di Franco Del Prete (batteria), Piero Gallo (mandolino e chitarre) e Francesco Iadicicco (basso), con il contributo di Erasmo Petringa al violoncello nel brano Indifferentemente. “Ho scelto di farmi accompagnare da questi amici, oltre che professionisti di chiara fama, per la loro capacità di creare un suono scarno ed essenziale, proprio quello di cui avevo bisogno per questo disco, nato nella calda estate napoletana del 2010. Mentre tutti andavano al mare a rinfrescarsi, noi eravamo chiusi in sala d’incisione a registrare in “presa diretta”, modalità rischiosa in certi casi, ma che consente di catturare una magia nel momento in cui si viene a creare”.

Dodici tracce dove sembra che l’amore abbia il ruolo di protagonista. “Sicuramente è il filo conduttore di tutto il progetto. D’altronde, senza l’amore un uomo che cos’è? Ma tu che può sape’ è la storia di una violenza su una donna, argomento di grande attualità, che però nasconde un finale inaspettato. Vasame, il brano che apre la track list, è una dichiarazione d’amore così come sgorga, scondita, spettinata, accompagnata da una melodia straziante. Stessa storia per la sensuale St’ammore che fa paura come il mare, ma come il mare sa consolare un uomo solo. L’amore nel momento dell’addio, quello che lascia il cuore vuoto, è al centro della terza canzone, Nun me lassà. Echi arabeggianti, un modo per confermare l’impostazione mediterranea di tutto il disco, in Tu nun vire mai chi si’, un’invettiva nuda e cruda verso una donna accecata dal proprio egoismo”.

E sempre in tema con l’amore c’è la coinvolgente Sott’o mare, una vera dichiarazione al “fratello blu”: Oh mare! io nun l’avesse fatto mai chello che a te stanno facendo. Oh mare! Perdona a chi te sta affunnanno pecché nun te conosce ‘nfunno. E po’ là sotto ‘o mare blu manco cchiù ‘e pisce stanno cchiù… Oh mare! io nun l’avesse fatto mai chello che a te stanno facendo. Oh mare! Perdona a chi te sta affunnanno, pecché nun te conosce ‘nfunno. “Ero un ragazzo quando ho scritto questo brano, più di trentacinque anni fa, e poi l’ho lasciato riposare nel fondo di un cassetto, dimenticandomi quasi della sua esistenza. Ma la memoria non cancella niente in maniera definitiva e così, mentre lavoravo a questo progetto, è risalita a galla e mi è venuta a cercare”.

In questo album il Mediterraneo viene narrato con l’ausilio di parole e suoni dei musicisti, con una sequenza di brani emotivamente alternati e ritmici, proprio come le onde. “Inutile negare che siamo figli del Mediterraneo. Nelle nostre vene scorrono suoni e ritmi che arrivano da diverse parti del mondo, colorati da strumenti dalle mille voci: c’è il mondo arabo, quello africano e americano; c’è la nostra cara tradizione popolare e la musica cosiddetta colta, le sfumature del jazz e del blues, le nostalgie e le sofferenze delle nostre anime”.