mercoledì, 24 Lug, 2019 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Responsabilità sociale e condivisa d’impresa, il modello di sviluppo del futuro

0

Responsabilità significa molte cose, soprattutto in un mondo globalizzato come quello in cui viviamo, ed essere responsabili dentro e verso una comunità va ben oltre lo stringato rispetto degli obblighi giuridici. Implica il voler investire “di più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate, un essere responsabili a tutto tondo.

È un principio talmente irrinunciabile e necessario che il Consiglio d’Europa, lo scorso anno, ha stilato la Carta della Responsabilità Sociale Condivisa con la quale ha chiesto alle pubbliche autorità, ai governi locali e soprattutto alle imprese di non fermarsi alla riduttiva idea dell’efficienza economica, ma di adeguare le proprie forme di governance ai principi dell’economia socialmente responsabile. In questo modo si possono creare vantaggi competitivi duraturi da un lato, e contribuire al benessere collettivo dall’altro. In poche parole, tutti ci guadagnano.

A Napoli, l’Associazione di promozione sociale “Spazio alla Responsabilità” ha anticipato di tre anni la comunità europea “inventandosi” il Salone mediterraneo della Responsabilità Sociale Condivisa, il più importante evento nel Mediterraneo dedicato allo sviluppo sostenibile in ottica 2020, con il precipuo intento di diffondere un nuovo modello di sviluppo territoriale.

foto dello staff che lavora all'associazione

Il Salone, ideato dall’imprenditrice Raffaella Papa e sostenuto da enti pubblici e privati, promuove appunto un’idea innovativa quanto necessaria di fare impresa sul territorio: i diversi attori devono, nel perseguimento dei propri obiettivi, pensare anche alla collettività e, cosa davvero importante, rendere conto in modo trasparente delle proprie azioni. Non solo questo. Il Salone porta avanti un concetto di business che si slega dai retaggi filantropici e consente alle imprese di ottenere benefici, non solo economici, potendo rispondere alla crescente domanda di prodotti e servizi sostenibili.

Che si stia percorrendo la strada giusta lo confermano i numeri della scorsa edizione: 60.000 visitatori e 150 organizzazioni coinvolte, numeri che il Salone si appresta a superare quest’anno dal 26 Marzo al 9 Aprile, giornate in cui alla Mostra d’Oltremare di Napoli si discuterà intorno a tre focus: turismo e territori, lavoro ed inclusione sociale, ambiente e risorse.

Ma “Spazio alla Responsabilità” non è solo un evento annuale, è un percorso in continua evoluzione che vede uniti nella stessa rete enti pubblici, imprenditori, organizzazioni no profit, associazioni di cittadini attivi. È una “rete del fare” che ha prodotto lo scorso luglio il Forum Permanente della Responsabilità Sociale in Campania, sostenuto dal programma triennale CSR Campania, strumento per mettere a sistema e armonizzare le iniziative intraprese sul territorio in tema di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Tra queste, il rating di legalità, “una sorta di pagella – spiega Raffaella Papa – che attribuendo un punteggio alle imprese virtuose permette loro di ottenere titoli ufficiali per richiedere un accesso agevolato ai finanziamenti bancari”.

salone delle responsabilità

“Con attribuzione del rating – continua l’imprenditrice –  si sancisce il riconoscimento ufficiale del valore etico di un’impresa che valorizza la legalità. Si toglie spazio alla criminalità organizzata, favorendo, in termini di priorità nell’aggiudicazione degli appalti pubblici e di accesso al credito, le aziende dotate di sistemi anti-corruzione e di codici etici, quelle che denunciano il racket o che aderiscono fattivamente alle associazioni antimafia”.

In Campania, il rating di legalità (introdotto da una legge di due anni fa, ndr), assicurano dal ministero dello sviluppo economico, è l’esperienza più d’avanguardia nel panorama nazionale.

Finalmente un pensiero nuovo di come curare e portare sviluppo nella comunità locale inizia a prendere piede, soprattutto è necessario. Perché come dice Einstein: “Non possiamo risolvere i problemi usando lo stesso tipo di pensieri che li ha creati”.