Roy Paci: la sua tromba, la sua straripante umanità

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Metti una tromba jazz, su di prematuro genio della musica a Ragusa, a seguito di un corteo funebre, lui, Rosario Paci, un ragazzino, pregno dei suoi sogni ma sveglio e con una strada già segnata, e dalla musica, sua compagna di vita e di storie di pace. La sua? Un’eclatante carriera di musicista, compositore e arrangiatore tra i più interessanti e significativi della scena musica internazionale. Parliamo di Roy Paci, vincitore, con Aretuska, la sua irriducibile band e il rapper Willie Peyote, del Premio Amnesty International Italia, sezione big. Il brano, Salvagente, parla d’integrazione. Il concorso, che è stato istituito nel 2003 da Amnesty International Italia e dal festival Voci per la Libertà, ospiterà i vincitori domenica 21 luglio a Rosolina Mare (Rovigo), nella serata finale della 22a edizione del festival.

roy paci

ph. Valentina Glorioso

Roy, testimonial di Amnesty da oltre vent’anni, ha posto da sempre al centro della sua incessante ricerca progettuale e artistica, una mission, quella della difesa dei diritti umani e dell’uguaglianza dalla quale non è mai riuscito a scindere la sua musica coniugandola amabilmente anche al teatro; attualmente in tournée con un ensamble di quattro musicisti con Carapace. In oltre 25 anni Roy Paci ha suonato, scritto, arrangiato, collaborato con artisti del calibro di Negrita, Vinicio Capossela, Piero Pelù, Samuele Bersani, Luca Barbarossa, Teresa De Sio, Bluebeaters, Mau Mau, Linea 77, Giorgio Conte, Nicola Arigliano, Cesare Basile, 99 Posse, Subsonica, Marlene Kuntz, Frankie hi-nrg mc, Carlo Actis Dato, Daniele Silvestri, e ancora Manu Chao, Eric Mingus, Sean Bergin e tanti altri.

roy paci

ph. Daniele Coricciati

Roy, sei un protagonista assoluto della musica, in senso stretto, nel senso che tra lei e te non vedo alcuna differenza o quantomeno lei ti rappresenta appieno, quasi come un tuo prolungamento. Che significa questo premio per te?
“Sono stato molto felice e sorpreso di aver ricevuto questo premio nonostante io sia testimonial di Amnesty da 25 anni. Ma quando me lo hanno comunicato, non mi vergogno a dirlo, ho pianto come un bambino. Vedi, io sono uno che a volte fa fatica a capire di essere grande e difronte alle grandi emozioni mi sento come da bambino, come vedessi tutto per la prima volta. Non do mai nulla per scontato e non mi pongo mai nell’ottica del “mi è dovuto”, ma ogni volta è una sorpresa, un dono. Questo mi consente di vivere appieno la vita e ogni istante capace di darmi qualcosa.

roy paci

ph. Atraz&Emilia Videography

Il brano Salvagente realizzato con la mia band di sempre, gli Aretuska, ha ospitato Willie Peyote per un’amicizia e una stima che è nata qualche tempo fa; lui venne nel mio studio a Lecce doveva registrare un brano, mi piacque lui, la sua musica; Willie non è semplicemente un rapper ma un artista che si contraddistingue anche per essere riuscito a coniugare a questo genere la canzone d’autore ed è stato così che ci siamo ritrovati poiché io gli chiesi se avessimo voluto provare a fare qualcosa insieme…e così è stato, vincente direi”.

roy paci

ph. Youness Taouil

Questo sembra essere un momento magico per la tua vita e la tua carriera come ti percepisci quando ti ricordi di come eri?
“Questo è un momento magico della mia vita, sono a spasso con il teatro in questo momento nel senso che stiamo girando con uno spettacolo dal titolo Carapace scritto con Paolo Solari, figlio del noto drammaturgo, in cui io narro parte di me e della mia terra ma non solo, di quello che sono stati gli eventi intorno a me sin da quando ero piccino. Parlo del devasto socio-culturale e ambientale subito dalla mia terra Augusta, da sempre, e racconto una serie di storie italiane; ci sono degli intermezzi musicali che spezzano la narrazione in un crescendo che a tratti sembra incarnare il magma del vulcano, ci sono marce che incalzano e bande che sottolineano dei passaggi salienti della storia. Lo spettacolo ha inizio con la banda di un funerale che costituì una delle mie prime esperienze da bambino sino alla marcia del mio vero funerale, quello della mia morte. Uno spettacolo molto toccante, quasi come una discesa interiore ed io ne sono il cantastorie”.

Qual è il tuo rapporto con il teatro?
“La mia storia di attore è andata avanti, sorprendendomi: molti anni fa io cominciai con il teatro d’avanguardia e quindi tutta un’altra storia. Lo scorso anno poi, mi sono ritrovato a recitare in una commedia di Aristofane I Cavalieri, allestita al Teatro Greco di Siracusa, nella quale con la regia di Gianpiero Solari ho scoperto un’altra parte di me, ottenendo inoltre diversi riconoscimenti. Io sostanzialmente credo alla totale assenza di confini nell’accezione più larga del suo significato e soprattutto non mi faccio mai guidare dal pregiudizio: tutto va vissuto e sperimentato. Solo allora, quando hai conosciuto ciò che è veramente, puoi stabilirne un’idea, la tua. Spesso mi ritrovo a pensare che gran parte del mio modo di essere dipende dalla mia sicilianità e dal rapporto con la mia terra. Vedi, essere siciliani significa sentirsi sempre come marinai alla ricerca della terra promessa ed io, tuttora ne cerco le sponde”.

roy paci

Rispetto al tuo pubblico, essendoti fatto portavoce di numerose campagne umanitarie, come credi ti percepiscano e cosa vedi negli occhi dei tuoi giovani fans?
“Sono 35 anni che faccio musica e faccio fatica a spiegare ai ragazzi che mi chiedono come io sia arrivato qui dove sono, come si fa. Io mi trovo a rispondere sempre che se questo mestiere lo si intraprende per diventare famoso o fare soldi è meglio dirottare altrove, se invece lo si ama, lo si percepisce come l’unica cosa in assenza della quale non c’è vita, allora, sì, vale la pena. Come si fa a raccontare quando vai in giro a suonare e sembra che nessuno capisca il senso di ciò che dici o di ciò che fai, ore e ore di viaggio da un posto all’altro, in un furgone, con la schiena spezzata, magari con pochi soldi in tasca: ecco, questo dovrebbero capire i ragazzi, imparare a dare un senso e un valore alle cose. Vedi, oggi mi sento immensamente felice, sono innamorato e sposato da un anno e il mio lavoro sta andando a gonfie vele ma se un giorno tutto questo dovesse cambiare io non avrei nessun problema a tornare ad Augusta, a rimettermi a zappare la terra e tornare a vivere in campagna. Vengo da una famiglia di contadini, i miei valori sono quelli”.