Se questo è un uomo di Primo Levi in scena al Teatro NEST

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Alcune delle pagine più significative dell’opera di Primo Levi “Se questo è un uomo” sono riproposte sulla scena del Teatro Nest, venerdì 12 aprile ore 21, in un reading curato da Daniele Salvo. A interpretarle sono le quattro voci di Alfonso Veneroso, Martino Duane, Patrizio Cigliano e Simone Ciampi. “Tra il 1940 e il 1945 alcuni uomini sparirono improvvisamente nel gorgo della Storia. – racconta Daniele Salvo – Erano uomini comuni, di razze, lingue, provenienze diverse. Uomini che da un giorno all’altro, senza alcuna avvertenza, vennero gettati violentemente nella realtà allucinante di Auschwitz, Birkenau, Mauthausen, Buchenwald e di molti altri Lager nazisti, nel cuore di quella che oggi è la moderna Europa. Di loro non restò nulla, di molti non si seppe più nulla”.

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“Cosa significa oggi, 70 anni dopo, affrontare ancora una volta lo sterminio nazista ed interrogarsi sui motivi e sulle ragioni storiche che portarono l’umanità al periodo più buio della sua storia? In periodo di revisionismo, memoria a breve termine, canzonette, fiction televisive, teatro d’intrattenimento, pornografie performative, reality show ed eroi di un giorno, incontrare la voce di Primo Levi, porta a profonde riflessioni sul senso della nostra vita”. 

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“La testimonianza di Levi parla direttamente alle nostre coscienze, ci scuote violentemente, mette in campo sentimenti ed emozioni private e profondissime. Molti uomini in quegli anni morirono per noi, per assicurarci un futuro possibile, una speranza di civiltà. Noi oggi, frivoli abitatori del nostro tempo, noi, convinti che la LIBERTA’ sia qualcosa di certo o scontato, abbiamo una immensa responsabilità, dobbiamo assolutamente mantenere una promessa scritta con il sacrificio e il sangue. Con la distanza del tempo non dobbiamo, non possiamo dimenticare e ci permettiamo di entrare nella stanza di Levi, in punta di piedi e con estrema attenzione e profondo rispetto, tentando di restituire alle sue memorie l’inaudita umanità e la straordinaria forza della sua voce perduta. Voce sincera e potente che ci porta direttamente ed inavvertitamente nel cuore del Novecento, al centro del petto di chi è stato offeso ed umiliato”.

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Scene Fabiana Di Marco, costumi Giovanna Stinga, luci Luca Palmieri, audio Fabrizio Cioccolini, direttore di scena Matteo Palmieri, direzione amministrativa Alessia Nardecchia, grafica Marco Animobono, Ghione Produzioni.

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