Simone Vesi affianca il padre Giuseppe nei nuovi locali di PizzaGourmet

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Tra i nuovi giovani pizzaioli che si stanno affacciando alla ribalta negli ultimi mesi, uno dei nomi più interessanti è sicuramente quello di Simone Vesi, pizzaiolo napoletano di quarta generazione e figlio non ancora ventenne di Giuseppe Vesi, patron di “PizzaGourmet”, che dopo aver iniziato il suo percorso formativo unendo la pratica alla didattica, tra impasti e forni prima all’istituto alberghiero e in seguito all’Università della Pizza, adesso affianca il padre nei nuovi locali sul lungomare di Via Caracciolo a Napoli e in via Bossi a Milano che si aggiungono al primo del Vomero.

forno vesi di via caracciolo

Naturalmente la sua filosofia segue quella del padre, protagonista dell’innovazione recuperando la tradizione più antica, con una notevole attenzione agli ingredienti e una scelta ben precisa, anche se estremamente contestata, in materia di farine.

pizza fritta vesi

Del resto il segreto del suo successo è sicuramente quello evidenziato dal coordinatore delle varie, general manager Nunzio Amato, ovvero “l’accurata ricerca sugli impasti e lievitazioni, l’attenzione all’idratazione e alle percentuali di sale ed acqua, l’uso di farine di tipo 1 e 2, la scrupolosa selezione degli ingredienti: questi ultimi, infatti, sono costituiti prevalentemente da Presidi Slow Food, prodotti dop e igp, da agricoltura biologica e biodinamica, privi di OGM, con carni e formaggi che provengono da allevamenti che foraggiano il proprio bestiame con mangimi sani e naturali, farine pregiate da agricoltura integrata e sostenibile 100% grano italiano macinate a pietra, lavorate con cura, utilizzando lieviti naturali e biologici”.

simone e giuseppe vesi

I tre locali hanno molto in comune a partire dall’imprinting visivo, elegante e caratteristico nello stile prediletto da Vesi, tanto negli arredi con piastrelle artigianali bianche e blu quanto nei colori vivaci degli esclusivi piatti artigianali che ricordano i colori della Bella Napoli, dal giallo del sole all’azzurro del mare, il verde degli orti, rosso e arancione a ricordare piantagioni di pomodori.

forno vesi al vomero

Una sferzata di colore e di calore che mette allegria già al solo ingresso negli spaziosi e accoglienti locali, quasi dei salottini più che pizzerie. Forno singolo e un’ottantina di posti per il locale originale al Vomero, 100 interni più 60 esterni (con bar, doppio forno per la pizza e pizza senza glutine, così da consentire anche ai celiaci di apprezzarne la qualità), nel più ampio locale sul lungomare Caracciolo e circa 120 posti interni più 80 nel dehor per l’ultimissimo locale milanese. 

pizza margherita vesi

Il patron Giuseppe Vesi spiega la filosofia del brand PizzaGourmet in una terminologia tecnica che svela il profondo studio da lui condotto sulle materie prime, i cui risultati sono decisamente notevoli e si traducono in una pizza gustosa, leggera come una nuvola, di alta digeribilità: “Proponiamo una pizza napoletana in chiave gourmet cornicione alto e alveolata ampia, disco sottile e cottura ad altissime temperature come da tradizione, mentre i menù delle nostre sedi girano su due impasti: classico con Petra 3 e impasto indiretto con biga, acqua e sale, integrale con Petra 9.

simone e giuseppe vesi

Per farcire prediligiamo prodotti selezionati di forte identità territoriale come il pomodoro corbarino o il piennolo DOP rosso e giallo del Vesuvio, fior di latte di Agerola ed olio extra vergine di oliva del Cilento”, spiega Vesi, poi aggiunge: “La sede di Via Caracciolo e la location di Milano hanno come novità la presenza di mio figlio Simone in prima linea nella gestione e preparazione degli impasti.

pizza gourmet al vomero

Grazie all’aiuto di mio fratello abbiamo inserito anche gli impasti senza glutine in menù e stiamo portando avanti investimenti che – in termini di ricerca di prodotti e formazione sugli impasti e le lievitazioni – ci stanno permettendo di dare sempre più senso e contenuto al concetto di Gourmet: questo termine, infatti, non deve essere visto come una moda, bensì indicare la nostra forte volontà di rendere protagonisti dei piatti che serviamo non solo le bontà dei prodotti tipici locali e le antiche ricette ma anche nuove metodologie di lavorazione,  in cui argomenti come idratazione, percentuali di sale ed acqua e farine di tipo 1 e tipo 2 non sono un optional improvvisato, ma delle scelte fatte e avvalorate da dati scientifici”.

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