giovedì, 14 Nov, 2019 Espresso napoletano

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Suonno D’Ajere, showcase al Gambrinus per presentare l’album “Suspiro”

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Suonno D’Ajere, ensemble composto da Irene Scarpato, Marcello Smigliante Gentile e Gian Marco Libeccio presenterà  venerdì 1° marzo (ore 18) allo storico Caffè Gambrinus di Napoli l’album di debutto: Suspiro. Con il trio interverranno intervengono il giornalista Alfredo D’Agnese e il musicologo Pasquale Scialò.

 

La canzone napoletana non è una reliquia da museo. I suoi spartiti, le sue copielle, non sono pergamene da santificare bensì testamenti da celebrare. Questa l’intuizione, l’intenzione e l’ambizione del trio Suonno D’Ajere composto da Irene Scarpato (canto), Marcello Smigliante Gentile (mandolino.mandola.mandoloncello) e Gian Marco Libeccio (chitarra). L’ensemble – che nel nome evoca il singolo omonimo realizzato da Pino Daniele nel disco d’esordio Terra mia (1977), quale ideale punto di connessione tra il classicismo mediterraneo e la ostinata ricerca di essere contemporanei – è attivo dal 2016 e via via ha sviluppato un credo rigoroso e intransigente. Tanto da diventare una vera formazione orchestrale che viaggia dentro le melodie e i ritmi, e circumnaviga le serenate e le canzoni umoristiche per far tornare alla luce – oggi – quel mistero e quella sapienza compositiva e di interpretazione che ha reso la canzone napoletana una disciplina. Alias un patrimonio immateriale. Suonno D’Ajere è la volontà religiosa di avere fede nel canzoniere e nella madrelingua del golfo. Senza imbarazzi. 

Suonno D’Ajere perché la band propone brani meno diffusi, se non inesplorati, con la volontà irremovibile di restituire dignità e spessore a questa tradizione, slegandola dall’immagine di vetrina e cercandone l’intimità e l’essenza. Suspiro, pubblicata dall’editore ad est dell’equatore, è l’opera prima del trio Suonno d’ajere. Una collezione di dieci titoli registrata da Fabrizio Piccolo all’Auditorium Novecento – negli ambienti dove nacque la Phonotype Record – che ripercorre le molteplici sfumature stilistiche di quest’arte mediterranea: c’è il teatro, c’è la canzone di sceneggiata e la serenata. E c’è la canzone che sa e vuole essere umoristica. Di traccia in traccia si attraversa il linguaggio di Ferdinando Russo (Scetate) e la lingua di Raffaele Viviani (‘O guappo ‘nnammurato). E poi il verbo di Libero Bovio (‘E ppentite), quello di Ernesto Murolo (Nun me scetà) e di Salvatore Di Giacomo (Serenata napulitana). Fino a completare l’itinerario con l’inedito Suspiro, appunto. Un soffio che battezza l’album di esordio.

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