domenica, 21 Lug, 2019 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Suonno D’Ajere sul palcoscenico del Maggio dei Monumenti

0

La cristallina canzone napoletana del trio Suonno D’Ajere trova accoglienza nel Maschio angioino di Napoli. Per la 25esima edizione del Maggio dei Monumentisabato 11 maggio l’appuntamento è con la band che di recente ha pubblicato l’album Suspiro, una collezione che lascia risorgere alcune delle storie più intimiste e goliardiche e seduttive del canzoniere di Partenope.

Prima, l’uscita dell’omonimo singolo accompagnato da un videoclip ambientato nell’Auditorium Novecento – crocevia della musica napoletana lungo l’intero ‘900 – laddove queste tracce sono state registrate. Una composizione originale con cui il gruppo composto da Irene Scarpato (canto), Marcello Smigliante Gentile (mandolino.mandola.mandoloncello) e Gian Marco Libeccio (chitarra classica) ha partecipato e vinto il festival SanremoCantaNapoli 2018.

Poi Scetate, da una poesia di Ferdinando Russo, il cui videoclip è stato lanciato in anteprima – per oltre un mese di proiezione – sui monitor del circuito Videometrò, piattaforma integrata che copre il sistema di trasporti che ingloba la linea 1 della metropolitana, le funicolari, la cumana, la circumvesuviana e la circumflegrea.

Quindi, più ultimamente, la versione crime-comedy di “’O guappo ‘nnammurato”, immortale creazione di Raffaele Viviani, in cui Scarpato diventa assassina amorosa. Che ama e sevizia. E i suonatori Libeccio e Smigliante Gentile sono costretti a sopportare tanto pericoloso fascino.

Dal video al palcoscenico ci vuole un istante. Ed è in scena che il trio ritrova la sua naturale simbiosi. Perché per i musicisti “la canzone napoletana non è una reliquia da museo o un corpo senza ossigeno da dover mummificare. Le sue storie sono testamenti da celebrare”.

Nel concerto Suspiro la band viaggia dentro le melodie e i ritmi, circumnaviga le serenate e le canzoni umoristiche per far tornare alla luce – oggi – quel mistero e quella sapienza compositiva e di interpretazione che ha reso la canzone napoletana una disciplina. Alias un patrimonio immateriale. Suonno D’Ajere perché il trio propone brani meno diffusi, se non inesplorati, con il desiderio irremovibile di restituire dignità e spessore a questa tradizione, slegandola dall’immagine di vetrina e cercandone l’intimità e l’essenza. La scelta stessa della strumentazione richiama le formazioni da “posteggia” del primo ‘900 però l’esecuzione ha un approccio ben più filologico, lontano da quello passeggero di strada. L’effetto è un mix suadente e fisico di architettura popolare e mood classico, tentazioni andaluse e di fado e folk, ed è il crocevia fragile e sensuale tra questi mondi. È il cardine della canzone napoletana.