venerdì, 20 Set, 2019 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Umanità di cartapesta

0

Solo lo sguardo di un artista, il talento, l’ispirazione, il magnetismo di un luogo antico e l’estro napoletano potevano riuscire a trasformare carta di giornale e d’imballaggio, fogli colorati, anime di metallo, legno e colla in umanità di cartapesta. E, in questo senso, Napoli è il regno ideale di Claudio Cuomo, alla continua sperimentazione di stili e ricerca di nuovi linguaggi. Il suo mondo prende vita nella sua bottega: cani a grandezza naturale, un semaforo animato, una moto, menestrelli con chitarra, angeli, un bambino con il palloncino e una statua a grandezza naturale di un fotografo napoletano. “È un omaggio al mio amico Guido Giannini, grande fotoreporter – spiega Claudio Cuomo – i suoi scatti sono sociali, sono viaggi nell’umanità dei diseredati, sono ritratti degli emarginati. Molti dei miei lavori sono la traduzione di sue fotografie, l’estrazione a freddo di personaggi e di particolari”. Entrando nella bottega sembra di trovarsi in una piazza immaginaria, un luogo senza tempo, un punto d’incontro in cui personaggi e situazioni si ritrovano tutti insieme utilizzando un linguaggio unico, creato dalle mani “umide e incollate” del loro creatore. Distesa a prendere aria c’è Pippi Calzelunghe, per terra Totò e Peppino che guardano verso l’alto, Eduardo e Charlot, una mamma con il passeggino, un indiano, un cowboy. Proprio da due celebri foto di Giannini sono nate due opere: i due fidanzati appoggiati a un’auto mentre si baciano e l’uscio di un hotel dove è disteso a dormire un clochard. “Ho cominciato a modellare la carta pesta alcuni anni fa – racconta – nasco come pittore ma già in Accademia ho seguito gli insegnamenti di Ninì Sgambati, un artista che sperimenta nuovi linguaggi e cerca inedite forme artistiche ed espressive. La cartapesta ti consente di lavorare da solo, ha costi molto bassi, se ne trova quanta ne vuoi, poi figuriamoci a Napoli…”. “Oltre alla carta, utilizzo filo di ferro per costruire le strutture, colla sichozell e colori – aggiunge – più che sculture, che è un altro mestiere, il mio lavoro si basa nel delineare forme di cartapesta, modellare, dare un’anima, una identità, una vita autonoma a ciò che creo. La definisco esercitazione plastica”. “Le mie opere si basano molto sulla ricerca, sulla critica, sull’esigenza di mandare messaggi e raccontare le verità quotidiane impastandole con la tradizione, l’humus, la napoletaneità”. Il pezzo forte è la statua di Michael Petrucciani, il geniale pianista jazz d’oltralpe con nonno napoletano, scomparso all’età di 37 anni, sconfitto dalla sindrome delle ossa di cristallo (osteogenesi imperfetta). Michael Petrucciani, nella rappresentazione di Claudio Cuomo, appare ricurvo e minuto mentre suona su una tastiera invisibile. Quest’opera è stata accolta e rimasta in esposizione durante l’AJ Festival 2011 a Avezzano, il più importante appuntamento jazz del mondo. Molti dei personaggi della bottega Cartapesta sono monocromatici: realizzati con carta da pacco, appaiono come la materializzazione di anime leggere e invisibili che comunicano una delicata umanità, una leggerezza esistenziale, una soavità di vita. Basta guardare e soffermarsi sui volti riprodotti da Cuomo che poi sono le eterne maschere esposte fuori la bottega. “Sono le facce che popolano da sempre i vicoli di Napoli – sottolinea – uguali solo a loro stessi. Volti comuni a ogni epoca: passata, presente e futura. Penso che siano i vicoli, l’atmosfera sofferente, la difficile arte del sopravvivere nei quartieri popolari a levigare, scolpire, e dare vita sempre alle stesse facce”. Sono luoghi dove gente di strada senza nome, persone comuni con nome e cognome e figure note convivono tutti in un ideale palcoscenico, raccontando storie, uomini, situazioni in cui l’arte regala leggerezza all’umanità. “Ripenso alla realizzazione ispirata alle ‘Matres Matutae’ dette anche le Madri di Capua: si tratta di sculture votive in tufo rappresentanti madri con neonati in braccio (da uno a dodici pargoli) conservate nel Museo Provinciale Campano di Capua (inaugurato il 1874) dove è custodita la più importante collezione mondiale. Con la mia riproduzione celebro la maternità; del resto il tema della fertilità è sempre centrale nell’opera e nell’ispirazione artistica”. È un’umanità di carta quella narrata da Claudio Cuomo, che vive della sostanza e dei sentimenti di un artista concreto e geniale. Siamo proprio su di un palcoscenico che racconta l’arte della strada e la ricchezza dei semplici ispirandosi a Chaplin e Fellini. Non a caso Geraldine Chaplin conserva alcune figurine e una statuetta del padre donate da Claudio in occasione della festa di Piedrigrotta.