mercoledì, 20 Nov, 2019 Espresso napoletano

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“Una lunga notte”: messaggio di legalità dedicato ai giovani

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Alessandra D’Antonio e il suo libro d’esordio.

I lineamenti diafani, lo sguardo ed un sorriso dolcissimo, l’eleganza e la semplicità di parole e gesti misurati, ricercati: non è facile realizzare, sin da subito, che dall’aggraziata mano di Alessandra D’Antonio sia scaturita la narrazione graffiante, tal volta rude, che caratterizza il racconto “Una lunga notte”. Breve ma intensa, l’opera d’esordio è raccolta nell’omonimo volume, pubblicato con edizioni CentoAutori, composto in tandem con l’apprezzato autore napoletano Maurizio de Giovanni.
Snodandosi per i vicoli della città, il racconto ne prende in prestito tutta la freschezza e l’immediatezza dei neologismi giovanili e del dialetto partenopeo, ma ne rispecchia anche gli aspetti più cupi e dolorosi, come la controcultura o l’ombra della criminalità organizzata.

copertina del libro

Come nasce questo racconto?
È un messaggio di legalità, composto in forma un po’ insolita, che ho voluto lanciare a mio figlio e ai giovani tutti. Nel rapporto con i ragazzi ritengo sia importante il confronto, e ancor più che questo possa aver luogo mediante gli strumenti a loro vicini. Un libricino così “non spaventa”, e se condito con tematiche quali il calcio, le mode e la terminologia adatta colpisce dritto a segno; di certo più che una “paternale” nelle vesti di mamma.

Un aspetto che connota la crisi di valori – e quindi di legalità – che in questi anni ha investito la nostra società è, di certo, quello legato al rapporto Istituzioni-cittadino. Nel tuo messaggio c’è spazio anche per tale tematica, vero?
Certo, le istituzioni nel racconto sono un elemento importante, senza il quale il protagonista non riuscirebbe a “cavarsela”. Così come nella vita. Ho tenuto molto a dipingere delle figure che non fossero “lente”, ingessate, lontane dal vissuto delle persone, ma che risultassero attive, fattive e risolutive.

foto di Alessandra d'antonio

All’interno del racconto qual è il personaggio che ti sta maggiormente a cuore?

Non si tratta di un personaggio, piuttosto di una categoria: quella degli adulti. La “parte” assegnata a ciascuno di loro concorre a creare un’idea comune per cui i giovani possono – e devono – fidarsi degli adulti, rivolgendosi a loro nel momento in cui si presentino situazioni “difficili” da cui non riescano a trovare via d’uscita. Dal canto loro, i “grandi” devono imparare a ristabilire una comunicazione con i ragazzi,  accettandone il punto di vista.

Al di là degli “attori”, nel racconto emerge forte un altro personaggio: Napoli. La città è descritta in modo ammirevole, senza ricorrere ad artifizi o romanticismi stucchevoli. Com’è possibile?
Ho un punto di vista “particolare” rispetto a Napoli, sviluppato grazie alla duplice influenza dei miei genitori. Mio padre, nativo di qui, amava molto la città, di quel sentimento passionale, forse un po’ cieco, che caratterizza gli abitanti della metropoli. Mia madre, invece, in quanto straniera, ha saputo infondermi quello spirito di meraviglia con cui i turisti approcciano il capoluogo campano, ma anche quel senso di oggettività che talvolta manca ai partenopei.

presentazione del libro

Perché si possa stringere tra le mani – e ovviamente leggere – la tua opera, è necessario ringraziare due uomini: Maurizio de Giovanni e tuo marito, Gino Rivieccio. Perché?
Ho conosciuto Maurizio partecipando al concorso letterario “Il racconto nel cassetto”, nell’ambito del quale ho ricevuto menzione speciale proprio grazie al mio “Una lunga notte”. Avendo di recente tralasciato il “commissario Montalbano” in favore di “Ricciardi”, auspicavo di poter pubblicare il mio racconto con la prefazione della stessa penna che ogni volta mi trattiene col fiato sospeso. Il desiderio é stato addirittura superato: il racconto é piaciuto a Maurizio, che ha accettato la proposta dell’editore – con cui lui stesso ha pubblicato uno dei primi romanzi del commissario Ricciardi – di costruire questo volumetto, dove le nostre storie convivono fianco a fianco. Ritengo che l’apertura di credito al mio debutto come scrittrice sia stato, da parte di De Giovanni, un bel segnale di stimolo verso la categoria giovani, e un gesto di grande generosità. Per quanto riguarda Gino, devo ringraziarlo per la delicatezza con cui ha approcciato il mio lavoro. Nonostante sia un navigato autore, non ha mai accennato ad intervenire nella scrittura, lasciandomi completamente libera di esprimermi, sia rispetto ai contenuti che nella forma.