venerdì, 20 Set, 2019 Espresso napoletano

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Uno sguardo a… Marsala

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Marsala, prima città della Provincia di Trapani e quinta della Sicilia, sorge sulle rovine dell’antica città punica di Lilibeo, dal cui nome deriva l’appellativo di lilibetani – oltre a quello di marsalesi – per i suoi abitanti. Nel 397 avanti Cristo la colonia fenicio-punica di Mozia, fiorita 8 secoli prima di Cristo sull’isola di San Pantaleo, a poche miglia dalla costa della Sicilia sud-occidentale, fu invasa e distrutta dal tiranno di Siracusa Dionisio I. I superstiti si rifugiarono sulla costa siciliana e fondarono un nuovo insediamento a cui diedero il nome di Lilibeo, ossia “la città che guarda la Lybia”. La Lylibeo cartaginese passò in mano ai romani nel 241 a.C. per divenire uno dei centri più importanti della Provincia siciliana: nucleo di scambi e commerci, sede del pretore e del questore, fu arricchita di ville ed edifici pubblici, tanto da meritarsi l’appellativo di splendida urbs datole da Cicerone, questore tra il 76 e il 75 a.C.

Devastata dai Vandali all’inizio del V secolo d.C., fu annessa nel VI all’impero di Giustiniano e visse secoli bui, segnati dal disinteresse di Bisanzio e dalle incursioni dei pirati. L’arrivo degli arabi, nel IX secolo, segnò anche la ripresa dei traffici commerciali e l’inizio della rinascita della città, che fu ribattezzata Marsa ovvero “Porto Grande”. A partire dalla fine dell’XI secolo si susseguirono le dominazioni normanna, sveva, angioina e aragonese. Sotto la dominazione della casa spagnola, Marsala poté godere di un periodo di sviluppo e benessere, grazie al porto e alla coltivazione del fertile entroterra. La città visse una nuova fase di espansione e divenne una delle più importanti piazzeforti siciliane. Alla fine del Settecento fu ancora una volta un arrivo dal mare a cambiarne le sorti: l’approdo dell’inglese John Woodhouse, che “inventò” il vino marsala.

Proprio in questo porto avvenne un altro sbarco importante per la storia della città: quello di Giuseppe Garibaldi che, arrivando a Marsala l’11 maggio 1860 con i suoi Mille, decise di iniziare proprio da qui l’unificazione dell’Italia. Nella storia di Marsala vi è però anche un altro 11 maggio, un triste ricordo per la cittadinanza, quello del 1943: un bombardamento britannico sul centro abitato causò numerose vittime tra i civili e sfregiò perennemente il centro storico barocco della città.

Il centro è caratterizzato da un prezioso quadrilatero, delimitato anticamente da una cinta muraria della quale restano quattro cinquecenteschi bastioni. Il cuore storico vanta il cinquecentesco quartiere spagnolo, che oggi ospita gli uffici del comune; Palazzo VII aprile, costruito tra il ‘500 e il ‘600, dove in precedenza si trovava la Loggia dei Pisani, oggi sede del consiglio comunale; la Chiesa Madre, una delle chiese più belle della Sicilia, ove hanno sede numerose opere d’arte, fra cui l’organo (uno dei più importanti strumenti d’Europa, con ben 4.317 canne).

Nell’angolo occidentale della città di Marsala, nel quartiere dell’Annunziata, i Carmelitani costruirono la chiesa e il convento. L’area prescelta corrisponde alla piazza denominata del Carmine, che è in realtà uno slargo rettangolare che amplia notevolmente una strada dell’antico tracciato urbanistico di Lilibeo. Non si hanno notizie certe in merito all’arrivo in Marsala dei frati dell’ordine carmelitano. Da più parti si asserisce [senza fonte]che essi giunsero in Sicilia abbastanza precocemente al seguito della Regina Adelaide, andata in sposa nel 1113 del re Baldovino di Gerusalemme e rientrata l’anno successivo, portando con sé alcuni frati dell’ordine. Alla fine del XIII secolo, i frati erano certamente in Sicilia occidentale, dove sembra siano giunti nel 1224 e dove a partire dal 1315 realizzarono la chiesa e il loro convento fuori le mura, divenuto polo di attrazione e meta di pellegrinaggi in onore della Madonna detta di Trapani, opera di Nino Pisano del XIV secolo. A Marsala non resta alcuna traccia della chiesa e del monastero carmelitano dove i frati si insediarono al loro arrivo. Le poche notizie sull’ordine vengono riportate dagli storici, ma essi concordano solo su una data piuttosto dubbia, quale il 1154/1155 o il 1200 circa. Il complesso carmelitano che è giunto fino a noi è composto da tre parti significative: la chiesa, il convento e la torre campanaria. La cosiddetta “Grotta della Sibilla”, che la tradizione collega quale sepolcro o quale dimora alla Sibilla Cumana o alla Sibilla Sicula, si trova proprio sotto la chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel 1555 dai Gesuiti sul Capo Boeo, in prossimità della costa. Nell’angolo orientale della città, dove i due bracci del fossato punico si incontrano, in posizione elevata rispetto al pendio degradante cittadino, con un grande piano antistante libero da costruzioni e rivolto verso la città, sorse il castello medievale.