domenica, 22 Set, 2019 Espresso napoletano

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UNStoppable, i graffiti, Melito e la grande cultura underground

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“Coltivati a batterie negli alveari di cemento, siamo stati tutti selezionati accuratamente”. Il gruppo raggamuffin rap napoletano dei 99 Posse di questa condizione sociale e umana già ne aveva parlato in un proprio album del 2011. Riemergiamo dalle viscere putrescenti della periferia Nord napoletana, scansando abilmente i cumuli di mondezza o “monnezza” che imperversano nuovamente per le strade. Siamo in un’umida serata, e nel buio i ratti gozzovigliano tra gli scarti di quel benessere del quale, nonostante tutto, si continua a discutere in televisione. Siamo nel comune di Melito, ai limiti dei quartieri napoletani di Secondigliano e Scampia. Siamo qui per discutere di altro. Siamo qui per raccontare della “UNStoppable Crew”. Conosciamo Nego, uno dei fondatori del gruppo, che si occupa della promozione e della diffusione delle discipline legate al mondo della cultura hip hop, dal writing al deejaying, intervallando un po’ di sana ed adrenalinica breakdance. “Vogliamo raggiungere l’origine delle cose in maniera del tutto anticonvenzionale. Fortunatamente, o forse dovrei dire, sfortunatamente la cultura hiphop si è ampliata. Tutti credono di saper fare rap, tutti credono di saper dipingere, tutti credono di saper ballare. Tutti cavalcano questa grande onda, intravedendo lauti guadagni con futuri business. Noi dell’‘UNStoppable’ desideriamo soltanto vivere in maniera semplice questa cultura”.

unstoppable crew

La tonalità della voce di Nego, che all’interno della crew si diletta facendo del rap, diventa grave. “Quelli dell’‘UNStoppable’ – dico così perché all’interno del gruppo è fortissimo e radicato il senso di appartenenza all’originario nucleo – hanno deciso da qualche anno a questa parte di evidenziare il proprio status poiché, se è vero che non di solo hip hop può vivere l’uomo, è anche vero che certe consapevolezze influenzano alcune decisioni dello stesso”. Intanto, nella villetta comunale di Melito c’è chi rappa spensieratamente e chi mi mostra gli ultimi graffiti. Su una grande parete tufacea campeggia un enorme murales, “UNStoppable”. Sulla materia della comune tradizione vulcanica è stato impresso il grido di un manipolo di giovani coraggiosi e sognatori, che dalla periferia Nord cavalca con sincerità il movimento. E gli aderenti avranno avvertito prima o poi l’esigenza di confrontarsi. “Abbiamo viaggiato un bel po’ in Europa dell’Est. – ci racconta Ipno, impegnato con altri dell’‘UNS’ nei laboratori di breakdance presso il centro territoriale ‘Mammut’ di Scampia – Ad esempio, qualche anno fa Io, Capellone e Skill armati di linoleum, il tappeto sul quale balliamo, e di boombox, un grande stereo con altoparlanti, partimmo alla volta di Ungheria, Slovacchia, Austria e Repubblica Ceca, in un’avventura itinerante, tra festival e competizioni di break in strada, cercando di fare tesoro di ogni singola esperienza”.

unstoppable crew

L’‘UNStoppable’ parrebbe un collettivo artistico a tutti gli effetti, ma cercare di sviscerare l’intera materia che giustifica la correlazione del singolo con l’idea unitaria di crew, pare un compito assai arduo. Cosa accomuna Sane, Gelo, Tidus o Gola, che parlano con il linguaggio dei graffiti a Skill, Widù, Nego, Czek, Panzer, individualità traboccanti di ritmo, che nel 2011 hanno lanciato “Main Brain”, un progetto di musica sperimentale, che ha portato il gruppo a raggiungere il primo posto nella competizione “Just Rapping Myself”, con il singolo “Non è Tempo”? Quale liquido o sostanza chimica lega “Main Brain” alle spettacolari esibizioni di breakdance di Ipno, Lusius, Fatuo, Suono o Capellone, che nel 2013 hanno occupato una posizione sul podio dopo essersi scatenati nel “Battle of the year”? La crew vive e resiste, nutrendosi di una linfa propria, garantita da individualità alternative, che naturalmente si contrappongono a modelli ufficiali, comunemente accettati. Così Czech: “La mia definizione di UNS? Una scuola”.

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