martedì, 22 Ott, 2019 Espresso napoletano

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Via Chiatamone, un antico ‘limes’ tra etimologia e aneddoto

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Sarà sicuramente capitato anche a te di alzare lo sguardo agli angoli delle strade almeno una volta e chiederti a cosa fosse dovuto il loro nome. Se nei quartieri di recente formazione l’operazione di attribuzione ha spesso seguito criteri che non afferiscono a questioni storiche, artistiche o segnatamente urbanistiche, nella città sedimentata, invece, risulta estremamente interessante perdersi nell’etimologia delle loro denominazioni. Analizzarle, infatti, significa ripercorrere la storia dei luoghi, la loro origine e, talvolta, la loro morte o profonda modificazione; è a tutti gli effetti un modo per riallacciarsi, seppur da un punto di vista linguistico, alla storia del tessuto urbano.

via chiatamone

Su via Chiatamone, ad esempio, la storiografia e la letteratura hanno nel tempo fornito una foltissima serie di interpretazioni, alcune delle quali si perdono in un tempo così lontano da non poter essere definito con precisione. Una delle voci più accreditate ritiene il termine “Chiatamone” l’adattamento italiano, attraverso successive variazioni fonetiche, della voce greca PLATAMÓN, che indica una roccia marina scavata da grotte; aspetto originario della strada, attualmente mascherata ora da una cortina di edifici di tanto in tanto interrotta per lasciar posto ai pittoreschi scorci su via Partenope. Le stesse grotte, distrutte poi per volontà del Viceré spagnolo don Pedro da Toledo, sono inoltre state sede privilegiata di licenziosi riti tutt’ora avvolti da un alone di mistero e pudicizia.

Altre interpretazioni etimologiche hanno invece tradotto il termine con “piacevole ritrovo” ed altre ancora ipotizzano un legame con i platani che un tempo avrebbero adornato questa e le strade limitrofe. Nell’interpretazione del Summonte, invece, riemerge un legame con i “giardini et luoghi di delitie” posseduti da Battista Piatamone, segretario del re Alfonso d’Aragona. A smentire quest’ultima tesi interviene, tuttavia, l’esistenza del nome già molto tempo prima della dominazione aragonese.

via chiatamone

Così come accade in quei processi di spontanea appropriazione da parte del gergo popolare, anche in questo caso il termine “Chiatamone” è stato acquisito e storpiato frequentemente in Piatamone e Sciatamone. Ritenendo però quest’ultima una forma troppo plebea, è stata spesso nobilitata ed ingentilita in Fiatamone, come si legge in un documento del 1728 del Tribunale delle fortificazioni e conservato nell’Archivio Municipale di Napoli che parla di “riparazioni (…) nel Fiatamone”.

Tra le architetture di pregio susseguitesi nel tempo in questa zona, va ricordato il casino del Principe di Francavilla, collegabile alla già citata tradizione di licenziosi riti, poi trasformato in una casina reale in cui ha soggiornato Dumas padre. Nel Settecento la strada ospitò invece l’Albergo delle Crocelle le cui camere diedero dimora ad ospiti illustri quali la Kauffmann, Herder e Humboldt e che deve il suo nome alla vicina Chiesa della Concezione, volgarmente detta delle Crocelle. Quest’ultima, di rado aperta al pubblico, resta una delle poche testimonianze delle originarie architetture presenti lungo il tracciato della strada. Eretta nel XVII secolo grazie alle donazioni dei cittadini, presenta una facciata barocca incastonata in quelle degli edifici attigui ed è sede dell’Ordine dei Crociferi, a cui deve la sua seconda denominazione.