venerdì, 20 Set, 2019 Espresso napoletano

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X Premio Napoli c’è: sogno di una notte di mezz’inverno

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Una serata fredda quella del 24 novembre.
Un vento pungente s’insinuava nei cappotti di quanti, numerosissimi, erano in fila fuori al Teatro  di San Carlo, intirizziti ma ansiosi, contenti. Faceva freddo anche “dall’altra parte della barricata”, in quelle sale rivestite di splendidi marmi, ove hostess, organizzatrici e responsabili, ticchettando sui pavimenti lucidi con i loro graziosi tacchi, “inciampavano” nelle falcate più sicure dei colleghi uomini, uniti nel comune intento di fare del loro meglio affinché quella serata risultasse speciale, fosse unica. Il rigore era un prezzo da pagare, pure volentieri, perché un cielo terso – nettato delle nubi dalle energiche folate – potesse permettere alle stelle del Premio Napoli c’è di brillare ancora più luminose.

hostess

Suonavano le 20. Venivano aperti i portoni. Confluendo verso il medesimo accogliente salotto, uomini e donne, staff ed ospiti, autorità ed invitati sfoggiavano il sorriso più smagliante di cui erano dotati, contagiando l’uno, venendone contagiato l’altro. L’allegria aleggiava nelle rumorose sale, ravvivate dal riconoscersi, dal salutarsi, dallo stare bene… insieme. 1200 invitati, non uno che fosse lì “per caso”: quella Napoli era stata “scelta”, accuratamente, perché testimonianza vivente di una città operosa, creativa, seria, incorrotta, testimonianza che Napoli c’è.

atrio del premio

“Napoli è una città piena di contraddizioni ma è difficile non amarla se si è figli suoi” le parole di Rosario Bianco, patron di Rogiosi editore e fautore dell’iniziativa, risuonavano cristalline dall’alto del drammatico palco. “Con la rivista l’Espresso napoletano racconto la Napoli che brilla. Quella meravigliosa della cultura, dell’imprenditoria vincente, di gente che c’è e sceglie di restare per fare qualcosa di buono e grande per questa città, che merita di non essere abbandonata. – procedeva l’editore, con voce incredibilmente ferma nonostante la solennità del momento – L’obiettivo del Premio è e resta quello di conferire un riconoscimento a quei cittadini illustri che con il loro operato dimostrano di esserci”. Su quel palco, a fare gli onori di casa insieme all’intellettuale partenopeo, un misurato Gino Rivieccio – forse un po’ intimorito dalla location o solo rispettoso di un così importante decennale – e la radiosa Serena Rossi – ancella nuova all’evento ma presenza graziosa ed in linea con i valori che la serata desiderava trasmettere -.

bianco

Risuonavano allegre le musiche dell’Orchestra del Massimo, mentre alle spalle del palco un video riproponeva i momenti e le avventure salienti della Rogiosi, con il suo mensile l’Espresso napoletano: le copertine delle riviste, gli eventi, le mostre, i volumi pregiati… in quel susseguirsi d’immagini chiare ed allegre nulla tradiva l’atmosfera di “bella napoletanità”, ma tutto concorreva a delineare, fiero, i valori che – ieri più che oggi – hanno permesso alla nostra città di distinguersi.

orchestra

Appena il tempo di congedare i Maestri ed un videomessaggio di Sua Eminenza il Cardinale Crescenzio Sepe, primo tra i primi, giungeva a riconfermare l’affetto nei confronti del coraggioso impresario, e la stima per l’impagabile impegno del progetto da questi sostenuto a beneficio della città.

cardinale in video

Quindi Rosanna Purchia, Antonio Bonajuto, Franco Roberti, Giustino Gatti, Alessandra Clemente, Pier Paolo Di Fiore, Vincenzo Galgano, Franco Mottola, Giovanni Colangelo, Luca Ferrara, Maurizio Maddaloni, Nicola Graziano, Vincenzo Caputo, Francesco Pinto, Bruno Mirabile, Antonio Mennella, Don Antonio Palmese, e ancora Gerardo Marotta, Luigi De Magistris, Antonello Perillo, Giandomenico Lepore, Biagio Mataluni, Nino Daniele: premiati e premianti si rincorrevano in una girandola di emozioni, su e giù da quel palco, ciascuno con una motivazione diversa, ma sempre riconducibile ad un medesimo, infrangibile filo conduttore.

premiazioni

L’impegno ed il desiderio di conferire un impulso positivo forte alla città li univa tutti, come dichiarato dall’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli: “Il Premio Napoli c’è dimostra che la cultura e la voglia di fare in città sono più che mai vive e che, di contro alle congiunture economiche sfavorevoli, vanno avanti con intraprendenza e coraggio. Deus ex machina dell’iniziativa l’imprenditore culturale Rosario Bianco che, con la sua casa editrice Rogiosi, offre chance ai giovani scrittori e con la sua rivista l’Espresso napoletano racconta la Napoli migliore. Il premio, che giunge quest’anno alla decima edizione, è chiaramente un’attività più che lodevole e meritevole dell’appoggio istituzionale”.
Ancora numerosi gli amici del Premio Napoli c’è che quella sera avevano scelto di condividere con Rogiosi l’entusiasmo dei dieci anni trascorsi: Carlo Alemi, Vincenzo Cafarelli, Gennaro D’Amato, Calogero Di Carlo, Gennaro Ferrara, Danilo Iervolino, Giovanni Maddaloni, Amedeo Manzo, Antonio Marfella, Mario Morra, Claudio Mazzarese Fardella Mungivera, Antonio e Arturo Sergio, Antonio Schiano, Pasquale Scialò, Angelo Tranfaglia, premiati delle edizioni precedenti, omaggiati del prezioso riconoscimento speciale dedicato al decennale.

premiati

Tra questi il presentatore della serata Gino Rivieccio, Monica Sarnelli, Gigi Finizio e Peppe Barra, il cui omaggio musicale a Rosario Bianco, al parterre, e alla città tutta ancora risuona nei ricordi, colonna sonora di quella magica, indimenticabile serata, che con il suo ossimoro di freddo e calore, formalità e familiarità, concretezza ed incanto fiabesco, mi appare – a distanza di quasi un mese – il magnifico sogno di una notte di mezz’inverno.

gigi finizio