10 domande su Napoli alla street artist ‘Ogni Donna Una Madonna’
In attesa della rivista ‘l’Espresso napoletano’ di ottobre, che sarà presto in edicola con un numero interamente dedicato all’arte di strada, abbiamo incontrato l’artista ‘Ogni Donna Una madonna’. I suoi lavori, in cui l’immagine della Madonna si fonde idealmente (e provocatoriamente) con quella di ‘ogni donna’ del mondo, scaturiscono da un’aggressione sessuale respinta a fatica che ha messo in moto un bisogno espressivo. In quattro anni la sua street art (si parla nel suo caso di ‘paste up’ o anche di ‘poster art’) è partita dai muri di Napoli arrivando in tante città europee e internazionali, ricevendo attenzione da Londra, ma anche dal Texas e dal Canada. Questa volta però la ‘misteriosa’ artista (preferisce non diffondere il suo nome) ha risposto alle nostre domande non sulle sue opere, ma sul complesso rapporto che ha con Napoli, la città in cui nasce il progetto #OgniDonnaUnaMadonna.
#OgniDonnaUnaMadonna, per cominciare, dai una tua definizione di Napoli?

“Questa città è una ‘sirena’. Perché Napoli, come le sirene, è molto brava a conquistarti ma poi sa essere anche sfuggente e un po’ pericolosa”.
Qual è il tuo primo ricordo della città, la prima immagine a cui la associ?
“Senza dubbio il golfo di notte, con le luci accese delle case, in particolare quelle che si vedono ai piedi del Vesuvio in lontananza”.
Perché ami Napoli?
“La amo soprattutto per le persone. Qui hai la possibilità di essere chiunque tu voglia, e troverai comunque qualcuno che nutre un po’ di entusiasmo per quello che vuoi fare e cercherà di supportarti come può”.
E quand’è che invece ‘non’ la ami?
“La amo meno per ciò che riguarda il mondo del lavoro, che in vari momenti mi ha reso le cose piuttosto difficili. E poi mi pesa un po’ la diffidenza della città verso le cose nuove”.
Vedi Napoli e poi: resti o parti…? Per quale ragione diresti a tutti di venire e restare, e per quale ragione invece diresti a qualcuno di andare via, perché Napoli non è il posto giusto?
“Io resto perché sento ancora la speranza che la città possa diventare più ‘facile’. Al contrario, se qualcuno ha ambizioni di arricchimento personale, Napoli non è il posto ideale”.
Perché Napoli è oggetto di razzismo, e come possiamo affrontarlo?
“E’ vero che Napoli è oggetto di razzismo. Ciò forse dipende dal fatto che la città venga recepita molto più per i ‘sintomi’ che produce rispetto invece alle dinamiche complesse che la riguardano. Se pensiamo ad esempio ai rifiuti o al mare sporco, viene facile pensare che i napoletani siano così. Ma in realtà quasi tutti rincorrono le necessità, e di tempo per pensare alle esigenze collettive quasi non ne rimane”.
Napoli secondo te sarà mai completamente ‘libera’?

“No, non penso che Napoli possa liberarsi. Anche perché nessuna città è mai libera da se stessa. Soprattutto quelle con un’anima così evidente e ‘prepotente’”.
Quali sono le tue canzoni napoletane del cuore?
“In questo momento mi viene in mente ‘Dduje paravise‘, perché parla in modo intelligente dell’orgoglio territoriale, quello ‘ultrà’. E poi ‘Tu me accire‘, dei Foja, che è complementare all’altra”.
E quali sono invece i tuoi luoghi d’elezione, o che consiglieresti a tutti di vedere?
“La Gaiola, per l’equilibrio bello che si era creato fra il posto e la comunità di persone che lo frequentavano, tanto che adesso mi mette tristezza non potervi più accedere liberamente. Poi via Anticaglia, perché lì gli abitanti vivono letteralmente dentro alle stratificazioni della città. E infine il ponte della Sanità, che ha mutato il destino di quel quartiere e riassume le trasformazioni brusche che Napoli ha subito”.
Napoli è speciale? E se sì, perché?
“Sì, è speciale perché parla. Qui a Napoli puoi stare da solo per un mese, ma senza ‘sentirti’ solo nemmeno per un minuto. E’ una città che ti risponde se hai dei dubbi e ti fa trovare utili messaggi ad esempio per terra, o naturalmente sui muri…”.


