17 nella Cabala napoletana: porta sempre sfortuna?

17 nella Cabala napoletana
17 nella Cabala napoletana

Il numero 17 nella Cabala napoletana: significati e segreti del numero sfortunato e più odiato dai napoletani

Nasce una nuova rubrica dedicata alla cabala napoletana in cui sveleremo segreti e significati dei numeri secondo la tradizione partenopea. Partiamo, contro ogni buonsenso, dal numero 17, il simbolo della sfortuna, il numero più odiato dai napoletani. Ma è sempre così? Quali sono tutti i significati del numero 17 nella Cabala napoletana?

Cos’è la cabala?

Il termine “cabala” è in realtà una espressione ebraica. Corrisponde ad una dottrina esoterica di interpretazione simbolica delle Scritture, attraverso la quale si può raggiungere un’idea dell’ordine e del senso del creato. La Cabala napoletana ha ovviamente perso quella pregnanza religiosa (se per religiosa intendiamo teologica, dottrinale), ed è arrivata ad indicare, in un certo senso, uno spazio ugualmente religioso della vita dei napoletani.

Cosa accade in questo spazio sospeso? Vengono rivelati dei numeri. Null’altro. E dov’è la porta per accedere a questa dimensione? Lo spazio del viavai instancabile dell’anima bisognosa di aiuto, spesso disperata, è quello dalla veglia al sonno, dal mondo dei vivi a quello dei morti, dalla città di sopra al sottosuolo delle anime pezzentelle. Ma ciò che viene rivelato, come in visione, in questo mondo parallelo, è sempre, semplicemente, una manciata di numeri. Da non dimenticare. Numeri dall’1 al 90. Perché l’apice glorioso di tutto questo è molto semplice: il pane, e la fine della miseria.

Il numero 17 nella Cabala napoletana

Il numero 17 (basta nominarlo!) è immediatamente collegato al negativo. Non c’è numero tradizionalmente più odiato dai napoletani, che arrivano a volte a “fare le corna” quando un evento importante accade nel giorno della settimana segnato da questo numero (un esame universitario, una causa in tribunale, ecc.). D’altronde nella Smorfia il 17 corrisponde proprio a “‘a disgrazzia”.

Per inciso, la Smorfia, il libro dei sogni napoletano (che ci ricorda anche gli straordinari esordi teatrali di Massimo Troisi), mutua il nome dal dio del sonno Morfeo. Ciò rappresenta sia un ulteriore legame della cultura napoletana con la religiosità greca, sia la connessione assoluta tra numeri e sogno. Io mi giocherò il 17, al banco del lotto, se avrò sognato una disgrazia di cui sono protagonista o spettatore, o se un mio parente o amico defunto, mosso a pietà di me, avrà nominato questo numero venendomi a trovare nel tempo del sonno.

Perché ‘A disgrazzia?

Una spiegazione dell’accostamento di questo numero alla sfortuna, o, meglio, ad un evento catastrofico, luttuoso, terribile, si può trovare nell’antica numerazione latina, quella in cui ad alcune cifre corrispondono delle lettere maiuscole. Il 17, come sappiamo, si scriveva XVII. Ora, l’anagramma di questi caratteri forniva, come possibile soluzione, la parola VIXI, cioè “vissi”, con evidente richiamo al fatto che, se il verbo è al passato remoto, vuol dire che “ho vissuto”, sì, ma ora sono morto.

Questa potrebbe essere una interpretazione. Ma non bisogna dimenticare che questi numeri, che si interpretasse un evento accaduto davanti a noi o che essi ci venissero forniti in sogno dalle anime dei defunti, andavano giocati. Dunque il 17 era un numero che, come qualsiasi altro, poteva (e può) regalare ad un napoletano il “pane”, la fortuna, e fargli salutare, almeno per un poco, la miseria. E in quel caso…viva il 17!

 

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