lunedì, 06 Lug, 2020 Espresso napoletano

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A San Domenico Maggiore l’opera che racconta la vicenda di Giordano Bruno dalla mancata abiura all’arresto

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La Sala delle Biblioteca del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli, ospita l’installazione site specific dell’artista Nello Petrucci dal titolo Il Canto di Circe a cura di Marina GuidaIl progetto installativo pensato appositamente per questa occasione, è promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli in collaborazione con Contemply nell’ambito della manifestazione Maggio dei Monumenti 2020 e presenta tre opere di grande formano, un trittico su tavola, omaggio al pensiero del filosofo nolano Giordano Bruno.

Non a caso è stata scelta dall’artista proprio la Sala della Biblioteca del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, luogo in cui il giovane filosofo ebbe modo di formare il suo pensiero critico ed indipendente, anche attraverso la lettura di testi proibiti di cui questa biblioteca era fornita. L’istallazione è stata inaugurata lo scorso 23 maggio, proprio il giorno in cui Giordano Bruno nel 1592 fu arrestato a Venezia e trasferito nelle carceri del Sant’Uffizio di San Domenico di Castello (Venezia). Le opere del trittico raccontano infatti proprio quell’avvenimento in tre momenti: il giorno della mancata abiura, la censura e l’arresto.

Nelle tre tavole di Petrucci – realizzate in tecnica mista fondendo decollage/collage, pittura, grafica computerizzata, fotografia e stampa in quadricromia – la potente icona del filosofo emerge sui frammenti di manifesti strappati che rappresentano simbolicamente le false credenze, i proclami e le finte certezze dell’era globalizzata e massificata. L’ispirazione per quest’opera è stata tratta dal libro il Canto di Circe che il filosofo Giordano Bruno pubblicò a Parigi 1582. Nella quarta, quinta e sesta ‘questione’ del ‘Dialogo Primo’ del libro, il filosofo descrive la vera natura di taluni esseri, umani in apparenza ma ferini nella sostanza e, riferendosi alla specie degli uomini ridiventati scimmie fa dichiarare a Circe: “Questi animali – privi di qualsiasi utilità nelle faccende serie – si rendevano graditi ai magnati adulandoli, facendo gli istrioni e recitando la parte dei parassiti: anche adesso, giacché non possono portare pesi insieme agli asini, marciare in terra insieme ai cavalli, arare insieme ai buoi, pascersi di cadaveri insieme ai porci, non servono ad altro che a far ridere”.

Circe descrive gli uomini scimmia, cortigiani del potere, oppositori del libero pensiero. L’artista Nello Petrucci riprende l’immagine della scimmia – in questo caso è la personificazione della censura, che blocca la libertà di pensiero e di espressione – e costruisce la scena con due figure antitetiche: la libertà di pensiero personificata da Giordano Bruno e la censura che tutti i poteri costituiti, dalla notte dei tempi, esercitano sulla prima, cercando di limitarla e sopprimerla in ogni sua forma.

L’opera Il Canto di Circe è fruibile dal 23 maggio online sulla pagina Facebook dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli attraverso un video realizzato dall’artista e successivamente la Biblioteca sarà aperta al pubblico con date e orari che verranno resi noti attraverso la pagina Facebook dell’Assessorato. Qui è possibile visualizzare e/o scaricare il video.

 

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