Al Blu di Prussia, Maria Roccasalva: storia romanzata, fantasia e teatro

Luoghi, plot, autore, invitano a sperare.

Forse, oggi, però, scrivere è sempre più rifugio ed evasione. Molti dicono che si scrive molto di più di quanto si legga. E si pubblica. Certo, non molti sono gli editori degni di questo nome. A volte strane “scappatoie”, regalano al sedicente scrittore, il sogno di un mattino. E qualche relatore, presentatore, scherzandoci sopra, sostiene che “donare un’illusione” non fa male a nessuno. Mah! Per ciò che può contare, non siamo d’accordo. Forse, invece, dovremmo, oggi più che mai, essere consapevoli della realtà, bella o brutta che sia.

In una città che, intuitiva, è profondamente Donna. E, crediamo, valore aggiunto.

Luogo magico, il Blu di Prussia, ove storia, sogni, luci di artisti, dal pittore allo scultore al romanziere al poeta, guidati dai raffinati talenti di Peppe e Patrizia Mannajuolo, di Mario Pellegrino, di Imma Pempinello, di Manuela Merendino, accolgono il viaggiatore di rango che voglia fare proprie atmosfere e ispirazioni.

 

Dunque, incontri. Che spaziano e lasciano spaziare. Qualche giorno fa, Maria di Domenico Roccasalva vi ha presentato il suo ultimo libro, “La Compagnia dei naufraghi” – Tullio Pironti editore.

volume

In copertina, Armando De Stefano “Gli uccelli di fuoco”, tempera del 2006. Uccelli, naufraghi, menestrelli di compagnie di giro? Felice scelta. Libro? Piuttosto vita e curiosità dell’autrice, per quanto si riesca a leggere tra le righe del romanzo “storico” che, scrive lei stessa, scaturì dopo “aver assistito, come inviata de ‘L’Unità’, ad un Convegno di studi sugli Ordini Mendicanti: Carmelitani, Francescani, Domenicani. Gli studiosi pervenuti da ogni parte dell’Italia e dell’Europa, lamentavano l’assoluta assenza di Napoli da quella temperie di riforme religiose e di rivolte, dal sec. XII al XIV, lacuna enorme, se si considera che il periodo bizantino a Napoli è durato sei secoli, dal 535 al 1137 (…). Ho dovuto riempire i buchi con la fantasia perché mettere insieme i frammenti sparsi è stato per me – dice Roccasalva – come costruire un puzzle”.

Introdotti dalla sobria eleganza di Imma Pempinello e condotti dalle colte incursioni storico-letterarie a 360° di Francesco Durante, se per storia s’intende il “naufragio” e l’approdo, ieri, oggi, domani.

Si legge nel piego di copertina, “scritto come la sceneggiatura di un film d’avventura e intessuto di riflessioni pregnanti – come quelle sul conflitto di potere e libertà individuale – il romanzo è un continuo alternarsi di situazioni ora tragiche ora comiche. E’l’arte del teatro che salta dalle piazze ai palcoscenici e s’insinua nella vita di tutti i giorni”. Anche dei nostri. Sullo sfondo della Napoli bizantina, infatti, il protagonista, funambolo di possibilità, Malarico dei Griffi, in arte Ricuccio, rampollo di una nobile famiglia di giureconsulti, attraversa la vita seguendo la sua passione, il teatro.

E gradevolissime sono state le letture recitate di tre giovani, bravissimi attori, ognuno, è possibile, una parte dei tanti “Ricucci” del mondo. Oggi come ieri.

Maria di Roccasalva

Maria Roccasalva, nata in Palazzo Serra di Cassano, quando “tutti i cortili di quella strada – dice – quasi metafisici, esercitarono su di me, fin da bambina, un fascino struggente ma ancora vago. (…). L’Istituto d’Arte della Solitaria, una passione furibonda (…). Però mia madre mi ‘consigliò’ d’intraprendere gli studi classici, ma io continuai a perseguire la mia passione”.

Infatti, pur sposata giovanissima con Pippo Roccasalva, ingegnere siciliano, quattro figli e la perdita del quinto nel 1969, cominciò e continuò a scolpire splendide figure, soprattutto neoclassiche. “Frequentando la bottega del ‘plasticatore’ dell’Accademia, il vecchio De Martino (…). Ma avevo bisogno di conferme, andando dal più ‘terribile’, Paolo Ricci, che mi disse, ‘Hai talento, continua’. Che da un incontro ‘estorto’ diventò il mio consigliere. Io, autodidatta. Sino alla mia tesina – intanto mi ero iscritta a Sociologia – sulla ‘Psicologia della percezione’. Paolo, critico d’arte de ‘L’Unità’ mi disse di portarla al giornale. Fu pubblicata. Sino al 1983 fui sua vice. Poi titolare, anche di ‘Paese sera’.”

scultura

Quando la scultura diventò “pesante”, per la forza fisica ridotta, Roccasalva alterna i romanzi – sono ormai circa dieci – ai grandi quadri “dell’assenza, dei vuoti”. Poi il periodo del femminismo, simboli e ritorni alla filosofia greca, quasi un cammino parallelo alle grandi lastre di marmo.

Mostre di ogni tipo e ovunque, sino ai Templi, ai Totem, ove “le parole, ad ogni posizione cambiavano di significato, sino a raccontarmi le favole, per me sola”. Sino alla bellissima ‘Mnemosine’, bronzo del 1972. Ed ecco la libertà, “libera dalla scrittura obbligata”, ecco i romanzi, da quelli storici ai thriller. Che, spesso, ci fanno ascoltare i colpi di scalpello.

“Attraversando – racconta Durante – momenti topici. Nell’XI secolo nascono il volgare italiano e la Scuola Medica salernitana, primo esempio di cooperazione socio-scientifica. Dunque, se Roccasalva non è una storica di professione, arditamente si è immaginata una compagnia di teatranti, allora inesistente. Naufraghi? (ndr). Autrice, napoletana non pentita che sostiene le ragioni di una città, quelle ragioni taciute per sei secoli. Nel libro c’è di tutto: romanzo storico in senso alto, quello che ha continuamente il desiderio di farci capire. Libro originale, coraggioso, di epopea”.

scultura

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