Ritornano a Napoli oltre cento anime pezzentelle, la mostra

anime pezzentelle
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Per la prima volta in assoluto saranno esposte nel Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, fino al 17 gennaio 2019, oltre cento anime del Purgatorio, realizzate in terracotta dipinta fra XIX e XX secolo, un tempo popolanti le edicole scomparse di alcune città. Le anime, mai esposte prima, sono le protagoniste di una mostra, unica nel suo genere, intitolata “Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle”.

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I pezzi facevano parte di una grande collezione romana che rischiava la dispersione, rilevata da un restauratore napoletano, Diego Pistone, che l’ha acquistata pensando di riportarla a Napoli. Il collezionista romano, esperto del presepe popolare, aveva raccolto, infatti, nel corso della vita numerose statuette che un tempo popolavano quella miriade di piccole grotte con le anime del purgatorio in attesa del “rifrisco”, disseminate in particolare nel centro antico della città di Napoli. La mostra è stata possibile grazie all’ulteriore acquisizione di questa collezione da parte dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco Onlus, che, come spiega il Presidente Giuseppe d’Acunto: “Da più di 400 anni custodisce un patrimonio di fede, arte e cultura nella chiesa di Purgatorio ad Arco in via dei Tribunali e che dagli anni ’90 ha avviato una sistematica azione di valorizzazione del luogo e del suo straordinario patrimonio”.

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“Un vero e proprio ritorno a casa delle anime”, dice Francesca Amirante, curatrice della mostra e del Complesso Museale “che trovano nel Complesso del Purgatorio ad Arco la loro nuova dimora. Nell’organizzazione di questa mostra sono stati coinvolti giovani professionisti che si sono formati e hanno lavorato a Venezia, a Milano, a Londra e che hanno deciso di spendere le proprie competenze a Napoli e nel nostro territorio: come Showdesk e SuperOtium, oltre all’esperienza di Luigi Spina per le fotografie del catalogo”.

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Una mostra fortemente suggestiva, il cui allestimento, curato da Nicola Ciancio, coinvolgerà l’intera chiesa: dalla navata centrale nella quale, attraverso il dipinto dell’altare maggiore di Massimo Stanzione, ha inizio il racconto della Mostra, alla Sagrestia all’Ipogeo dove saranno presentate 50 figure circa di anime purganti in terracotta e in cartapesta, mentre nella sagrestia saranno esposti alcuni pezzi della collezione corredati da appositi apparati didattici e da un video-documentario sul culto delle anime pezzentelle. Ci sono gruppi interi con lo scoglio, ovvero la base su cui poggiano i pastori come definita nell’arte presepiale, in legno o in compensato con sughero, con il Crocifisso, l’Addolorata e il teschio, oltre che una serie di anime a mezzo busto avvolte dalle fiamme e imploranti penitenza e perdono di cartapesta, di terracotta policroma di diverse dimensioni, e un gran numero di Addolorate singole, di Crocifissi, di teschi e di accessori. 

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Nello spazio dell’Ipogeo, invece, sarà proiettato un video-racconto di Gualtiero Peirce dal titolo “Vi aspettiamo per il rinfresco” che rappresenta una vera e propria opera autonoma dedicata ai visitatori al termine del percorso delle Mostra. “E’ stata un’esperienza bellissima – dice Gualtiero Peirce. Ci siamo avventurati tra le parole e i sogni infiniti che si affollano in questo luogo straordinario e a poco a poco le anime pezzentelle si sono presentate davanti a nostri occhi: un uomo e una donna anziani, un ragazzo e una ragazza, un prete… E così è nato un video-racconto sospeso tra fede e mistero:quando i visitatori della mostra passeranno davanti allo schermo apparirà qualcuno che, guardandoli negli occhi, avrà qualcosa da raccontare. Sogno? Realtà? Ciascuno si porterà a casa la propria verità”.

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Le anime raccolte testimoniano il “grande affollamento” del Purgatorio: preti, soldati, vecchi, giovani, fanciulle. A braccia aperte, alzate oppure in preghiera, le figure si rivolgono verso il fedele per chiedere una preghiera che li avvicinerà al Paradiso. I personaggi più ricorrenti in questo tipo di raffigurazioni sono in genere: un sacerdote, una donna giovane con i cappelli sciolti, una donna più matura con i cappelli legati, un uomo giovane, un uomo anziano, spesso un soldato. Talvolta la figura del giovane presenta la fisionomia di un chierico.

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Un culto delle anime pezzentelle rappresenta il legame tra vivi e morti, basato su uno scambio reciproco: favori per i vivi e preghiere per i morti per aiutarli a oltrepassare il Purgatorio. Entrambi, vivi e morti, sono in tribolazione, ognuno per un motivo diverso. Il culto delle anime è indissolubilmente legato a Purgatorio ad Arco, custode del culto tutto napoletano rivolto alle anime pezzentelle: resti umani abbandonati, dimenticati e senza nome che diventano speciali intermediari per invocazioni, preghiere, richieste di intercessioni. Alle anime pezzentelle i devoti facevano richiesta di buona sorte: un buon matrimonio, un lavoro, una gravidanza, una guarigione per sé o per un familiare, denaro. Il rapporto tra il fedele e l’anima si stabiliva attraverso l’adozione di una capuzzella, un teschio che veniva scelto, accudito e ospitato in apposite nicchie.

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Con la creazione nella seconda meta del ‘700 delle edicole devozionali, le anime trovano nuova casa, anche perché la costruzione dei Cimiteri rendeva meno forte il legame con le Terre Sante e con gli Ipogei delle chiese. Nella seconda metà dell’800 proliferano le piccole grotte purgatoriali lungo le strade della città. Il contenuto della mostra è raccolto in un catalogo a cura di Francesca Amirante, corredato dalle fotografie di Luigi Spina, uno dei più autorevoli fotografi italiani, con contributi di Ulrich van Loyen e Vittoria Vaino. La mostra è stata resa possibile grazie al sostegno del Gratta e Vinci.

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