Anna Maria Ortese e ‘Il mare non bagna Napoli’

Anna Maria Ortese
Anna Maria Ortese

La storia della scrittrice Anna Maria Ortese, napoletana d’adozione, e della sua opera più controversa: Il mare non bagna Napoli.

Anna Maria OrteseLa scrittrice Anna Maria Ortese, romana di origini napoletane, è profondamente legata alla nostra città, che racconta ne Il mare non bagna Napoli, uno dei suoi libri più noti e più discussi.

Nata a Roma nel 1914, da padre siciliano e madre napoletana, cambiò sin da bambina moltissime città a causa della guerra e del lavoro del padre, funzionario prefettizio, fino a quando nel 1928 l’intera famiglia si stabilì a Napoli. Qui, nel capoluogo campano, Anna Maria frequentò per un breve periodo un istituto commerciale, ma si formò principalmente da autodidatta.

Nel 1933, il fratello Emanuele, marinaio, perse la vita in un tragico incidente sul lavoro: dal profondissimo dolore della Ortese nacquero le sue prime poesie, pubblicate sulla rivista L’Italia Letteraria. L’anno successivo pubblicò il suo primo racconto, Pellerossa, e, nel 1937, la raccolta di racconti Angelici dolori.

Nello stesso anno perse suo fratello gemello, Antonio, pugnalato in circostanze poco chiare, e dal 1938 Anna Maria, assieme alla famiglia, iniziò a spostarsi in varie città, quali Firenze, Trieste e Venezia, collaborando con importanti riviste, come Belvedere, L’Ateneo veneto, Il Mattino, Il Messaggero e Il Corriere della sera.

Il ritorno a Napoli

Nel 1945, Anna Maria Ortese tornò a Napoli, una città per lei magica e che amava profondamente, e qui trovò l’ambiente ottimale per esprimersi al meglio: nel dopoguerra iniziò a collaborare con la rivista culturale Sud, nel 1950 pubblicò il suo secondo libro di racconti e nel 1953 pubblicò Il mare non bagna Napoli, al quale venne assegnato il Premio speciale per la narrativa all’edizione 1953 del Premio Viareggio.

L’opera, che consiste in una raccolta di racconti e di reportage giornalistici, descrive la Napoli del dopoguerra nella sua versione più cruda e reale, in preda alla povertà delle tasche e degli animi. Proprio per la sua crudezza, la raccolta fu al tempo molto discussa, e fu interpretata come un affronto alla città. Soprattutto l’ultimo racconto, in cui l’Ortese biasima apertamente i giovani intellettuali partenopei, con cui aveva anche precedentemente lavorato, le valse numerose critiche: gli scrittori della rivista Sud, con la quale lei stessa collaborava, considerarono l’intero libro un’opera contro Napoli.

La scrittrice Anna Maria Ortese
La scrittrice Anna Maria Ortese

Anna Maria divenne per tutti una nemica e fu costretta ad abbandonare la città dov’era cresciuta e che tanto amava. Eppure quelle critiche alla “intellighenzia” partenopea trovavano una spiegazione nella condizione di emarginazione che la Ortese viveva, ma soprattutto nel desiderio di essere finalmente riconosciuta come “scrittrice” e “narratrice”, sentimenti di cui si trova traccia anche negli scambi epistolari tra Anna Maria e i suoi colleghi e amici.

… E l’allontanamento

Pur lontana da Napoli, almeno fisicamente, la Ortese continuò a fare della città il centro delle sue opere, come testimoniano due libri scritti più tardi: Il porto di Toledo (1975) e Il Cardillo addolorato (1993).

La pubblicazione della raccolta Il mare non bagna Napoli segnò quindi l’inizio di un periodo cupo e difficile, caratterizzato dall’ostracismo culturale e dalla solitudine ma, rifugiandosi nel passato e nei ricordi Anna Maria trovò l’ispirazione per nuove opere. Nel 1975 si trasferì con la sorella a Rapallo, in provincia di Genova e lì morì nel 1998, all’età di 83 anni.

Di Anna Maria Ortese resta il ricordo di una vita complicata e resta la sua scrittura, complessa e simbolica, riflesso di quella profondità d’animo mai compresa e mai apprezzata a fondo, almeno dai suoi contemporanei.

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