Bernardo Tanucci: il toscano che plasmò Napoli

Bernardo Tanucci
Bernardo Tanucci
Ritratti della regina Maria Carolina e Bernardo Tanucci.

C’è stato un uomo, di origini toscane, che fu capace di plasmare e rivoluzionare la politica di Napoli per quasi un secolo.

Tra i sovrani Carlo e Ferdinando di Borbone, la corte napoletana del ‘700 ha attirato personalità da ogni dove: tra questi figura Bernardo Tanucci, che passò alla storia come ministro della Giustizia e della Casa Reale. 

Chi era Bernardo Tanucci?

Prima di divenire ministro alla corte dei Borbone, Tanucci nacque e visse a Stia, in provincia di Arezzo, nel 1698. Straordinariamente intelligente, e polemico di natura, si laureò in legge nel 1725, grazie a un patrono che lo prese sotto la sua ala e gli fornì i mezzi per intraprendere la via degli studi. 

Fin da giovanissimo Bernardo Tanucci dimostrò un’insofferenza per il mondo così come gli era stato imposto dalle precedenti generazioni. Ingaggiò una fitta e articolata polemica sulle leggi feudali, fondate su concetti che con l’illuminismo risultavano ormai assai antiquati. Fu il suo temperamento a fargli guadagnare la stima e l’amicizia del Granduca Gastone de’ Medici. Fu questi a presentargli l’allora duca di Parma, Carlo di Borbone che in futuro sarebbe divenuto Re di Napoli. 

Tanucci, decidendo di seguire il giovane Carlo di Borbone, pose il primo di una serie di importanti passi che lo portarono a ricoprire cariche sempre più importanti. Fu infatti ministro della Giustizia nel 1751, ministro degli Affari Esteri nel 1753 e Segretario di Stato nel 1754. Il Re e Tanucci condividevano ideali politici comuni, tra cui figurava il desiderio di un nuovo Stato, fondato sui principi illuministi. 

La fiducia di re Carlo per Bernardo Tanucci era tale che, quando il figlio Ferdinando IV divenne re di Napoli ad appena 9 anni, fu nominato Reggente del Regno. Durante la sua vita ridimensionò non poco i privilegi ecclesiastici fino ad allora perpetuati. Ad esempio, cedette ai contadini i patrimoni ecclesiastici (che comprendevano terre, conventi, residenze e importanti capitali), ed espulse dal Regno di Napoli l’ordine dei Gesuiti, che contava più di 600 membri. 

Per quanto riguarda il potere feudale, gli sforzi di Bernardo Tanucci furono più sottili. Il feudalesimo non venne di fatto abolito, ma sentitamente ridimensionato. In special modo, con alcuni provvedimenti, ne limitò l’influenza giurisdizionale. Ad esempio, per limitarne l’influenza nelle corti baronali, i giudici dovevano essere scelti tra i forestieri. Nelle cariche amministrative, invece, si decise si affiancare ai rappresentanti nobili anche una rappresentanza borghese. 

Il congedo sovrano di Bernardo Tanucci

Come si può immaginare, anche una vita politica costellata di successi, a un certo punto, finisce. Con la salita al trono di Ferdinando IV, e con l’arrivo a Napoli della regina Maria Carolina d’Asburgo, l’influenza di Bernardo Tanucci calò irrimediabilmente. La regina si scontrò spesso con Tanucci, in particolar modo per quel che riguardava le logge massoniche, vietate nel Regno dal 1751. La regina consorte era però molto vicina alla massoneria e ai suoi rappresentanti e non gradì quando, nel 1775, Bernardo Tanucci convinse Ferdinando IV a rinnovare il divieto e a procedere a una retata con l’intento di arrestare alcuni massoni. Sotto pressione della moglie, ma anche di aristocratici e intellettuali di corte, Ferdinando IV congedò il Tanucci dai suoi doveri politici. 

Una fine che, guardata nel suo insieme, sembra quasi un gioco del destino: un uomo e un politico rivoluzionario, che tanto odiò i “vecchi” e ciò che avevano fatto fino al suo arrivo nella vita politica del Regno, messo da parte da una nuova generazione che poco gradì le sue passate gesta. Bernardo Tanucci visse i suoi ultimi anni a San Giorgio a Cremano, in una villa di sua proprietà. Qui finì i suoi giorni il 29 aprile 1783. Fu sepolto nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, la stessa dove riposava Artemisia Gentileschi, oggi andata perduta insieme alle loro spoglie.

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