Cabala napoletana – Il significato del numero 6

Il numero 6, nella cabala napoletana, apre un mondo di significati, connessioni, pensieri teneri e osceni insieme. 6 è chella ca guarda nterra.

Ma cos’è la “cosa che guarda per terra”, cioè che è “rivolta verso la terra”? La tradizione partenopea compie un capolavoro di “fotografia anatomica” del corpo umano, nello specifico del corpo femminile. Il numero 6 nella cabala napoletana rimanda, infatti, alla vagina. All’insieme degli organi genitali esterni femminili.  In effetti la vulva, quando la donna è in posizione eretta, pare essere tutta “protesa” all’ingiù. Come un “terzo occhio” che “fa attenzione” a dove si cammina.

Il numero 6 nella cabala napoletana: una “traduzione” straordinaria e arcana

“Chella ca guarda nterra” pare essere una “descrizione” azzeccata in modo lampante. Pure la forma del “6” può far pensare ad un ventre di donna. Anche se qui si dovrebbe sottolineare che il 6 assomiglia più al ventre di una donna in gravidanza – di una femmena prena – che alla forma di un corpo femminile che nulla abbia a che fare con un futuro parto. D’altronde, se il 6 nella cabala napoletana è la vagina, non dobbiamo scordare che il “9” – il “6” capovolto – è “‘a figliata”.

Ma perché “scomodare” l’idea di “sguardo”? Perché trasformare in un “occhio”, in una “pupilla”, lo spazio anatomico racchiuso tra le grandi e le piccole labbra dell’organo femminile? Dopotutto, anche l’organo riproduttore maschile, a riposo, quando l’uomo è in posizione eretta, “guarda per terra”. Non c’è alcuna differenza, in tal senso. Probabilmente – ci permettiamo di rifletterci su – le suggestioni della tradizione napoletana sul “6” sono numerose, e magari non tutte chiarissime.

Flash “opposti”, forse possibili…

In un mondo secolarmente patriarcale lo sguardo della donna (quello degli occhi, del viso) doveva essere “basso”, ubbidiente, come quello di qualcuno che attende un ordine, un cenno, per poter parlare, inserirsi in una conversazione. La “femmina”, quasi fosse quello il suo “ruolo nella creazione”, doveva mostrarsi dimessa, umile, sempre un passo indietro. Gli occhi, manco a dirlo, fissi verso terra. Altrimenti era “troppo orgoglio”. Era “sconvenienza”.

In questo senso, istintivamente, “chella ca guarda nterra”, la vagina, era connessa pedissequamente con la vicenda del volto e degli occhi. La vulva doveva “passivamente attendere” la grazia di essere fecondata, “fertilizzata” dall’“arma virile” del maschio. L’organo femminile “fissava il pavimento” e aspettava. Come le pupille degli occhi.

E se invece…

E se invece il riferimento alla vista, sempre attraverso vie sotterranee e magari inconsce, “strizzasse l’occhio” (è il caso di usare questo gioco di parole!) ad una idea di “sapienza”, di “acume materno”, di capacità di “gestire” e “curare” la vita? “Guarda annanze!” ci rimprovera qualcuno, a volte, per strada, quando, con la testa tra le nuvole, quasi quasi andiamo a sbattere contro qualcosa. “Guarda nterra!” è l’invocazione-raccomandazione “sorella” della precedente. Già, perché a terra ci può essere una fossa, un vetro, della sporcizia. È, insomma, sintomo di attenzione anche stare accorti alla terra su cui mettiamo i piedi.

Tra l’altro la vagina – il numero “6” -, con l’utero, è il “corridoio” generativo di vita, per gli esseri umani. E quando un bambino esce dalla femmina non viene soltanto “messo alla luce”, ma anche “posto sulla terra”. Proprio dove “guarda” la vulva, perché altrimenti non potrebbe adagiare il nuovo cucciolo d’uomo su un punto fermo e sicuro.

Suggestioni numerologiche

Dopotutto, il “6” è una cifra numerologicamente molto importante e, come dire, “luminosa”. Il “6”, in matematica, è un numero cosiddetto perfetto, perché è uguale alla somma delle cifre per le quali può essere diviso. 6 è divisibile per 1, per 2 e per 3. E 1+2+3 fa 6.

Esistono anche “rimandi” religiosi, come quello di Sant’Agostino, che considera il 6 come perfetto in quanto è stato il numero di giorni in cui si è compiuta la creazione.

Insomma, l’idea “patriarcale” – o magari la lettura volgare o oscena – del numero 6 sembra lasciar posto ad interpretazioni molto più “nobili” e complesse.

Nella tombola…

È chiaro, poi, che in contesti ridanciani, festivi, leggeri e chiassosi, i numeri della cabala non possono che “sprigionare” tutta la loro “potenza” allusiva e ironica. Quando si sta insieme per rallegrarsi e ridere, è normale che un doppio senso, un ammiccamento, siano del tutto legittimi e innocenti. D’altronde, come succede di sorridere per “chella ca guarda nterra”, allo stesso modo una bella risata condisce l’ambiente dei giocatori di tombola quando ad “uscire” dal panaro è ‘o pate d’’e ccriature (il 29)!

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