martedì, 20 Apr, 2021 Espresso napoletano

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Caffè napoletano patrimonio dell’Unesco: battuto il Nord

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Aveva stupito non poco, qualche tempo fa, che il Nord avesse deciso di concorrere con un “suo” caffè alla nomina. Lo avevano chiamato “Caffè espresso italiano tradizionale”, creando l’ennesima sfida nazionale e dimenticando che la nomina avrebbe giovato all’Italia tutta e non solo al Sud. Ma c’è stato poco da fare: è stato il nostro caffè ad ottenere il via libera dal Ministero dell’agricoltura. Fa così il suo ingresso nell’Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano (che disciplina i marchi di garanzia Doc, Dop ecc..). La proposta del Nord, nonostante un consorzio di 15 imprese e un ricco investimento, non ha convinto il Gruppo di lavoro del Ministero.

Continua l’iter

Questo via libera rappresenta un ulteriore passo in avanti verso la nomina a “Patrimonio immateriale dell’umanità Unesco”, con un iter iniziato nell’estate 2020 con una raccolta firme e poi con un dossier aperto dalla Regione Campania.

Abbiamo lavorato con grande determinazione – dice il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, presidente dell’Osservatorio regionale sui patrimoni culturali del Consiglio campano, sulle pagine de Il Mattinocome facemmo anni fa sull’arte del pizzaiuolo napoletano. Questo primo riconoscimento ci dà ottime possibilità di arrivare al risultato finale ed è importante notare che prevale la cultura sul commercio, la tradizione sul budget. Naturalmente questo si tradurrà anche in grande opportunità sul piano del rilancio turistico ed economico, com’è stato per i pizzaioli. Da questi riconoscimenti possono derivare ricadute importanti sull’economia locale”.

Una candidatura unica

Michele Sergio, del Gran Caffè Gambrinus che ha dato un contributo al progetto, spera in una candidatura unica che lasci da parte inutili conflitti.Stiamo ancora lavorando per questo. Unificare i progetti e arrivare a un riconoscimento che tenga tutto insieme.” Ma c’è un dettaglio su cui non si transige, ed è l’indicazione “napoletano” nel titolo. “Del resto – conclude Sergio – la cultura dell’espresso napoletano è un bene nazionale, un patrimonio per tutti”.

Noi non possiamo che essere felici dalle vette raggiunte dal nostro caffè, da sempre un’istituzione e che da tempo chiedeva a gran voce un riconoscimento come Patrimonio Unesco. In fondo, ci chiamiamo “l’Espresso Napoletano” proprio perché il nostro caffè è qualcosa in più non solo nel sapore: da quando la regina Maria Carolina D’Asburgo portò da Vienna la particolare bevanda a cui non poteva rinunciare, fino all’invenzione della cuccumella nel 1819 che ne diffuse la preparazione nelle case di milioni di napoletani, il caffè ha fatto da sfondo a momenti fatti di quotidianità e convivialità ed entrando di diritto nelle vite di tutti noi, portando alla creazione di quei rituali che oggi fanno sorridere (come il caffè sospeso).

Al cinema

Omaggiato al teatro e al cinema, come nella famosa scena di “Questi Fantasmi” con Sophia Loren. Nel relativamente recente “Il diavolo veste Prada”, con Meryl Streep che non poteva iniziare la giornata senza il suo “caffè alla napoletana con spazio per il latte”. Proprio qualche anno fa, al Comicon 2018 (fiera annuale della nostra città dedicata alle arti e ai media come il fumetto, il cinema e la stampa), l’attrice Lucy Lawless (conosciuta globalmente per il ruolo di Xena, la principessa guerriera dell’omonima serie tv) aveva affermato dal palco della fiera quanto il nostro caffè meritasse l’ambita nomina perché “è un qualcosa di…” mimando infine il classico gesto di quando qualcosa è particolarmente buono e gustoso. Quel giorno, a quanto pare, è sempre più vicino.

Foto da © CG Entertainment

Classe 95, laureato in comunicazioni e da sempre amante delle parole e di ciò che sono in grado di trasmettere. Con un libro sempre in borsa, ho iniziato a provare il desiderio di raccontare del mondo in prima persona. Col tempo le mie passioni si sono allargate e nutrite, ma il mio motto resta sempre lo stesso: non fermarsi mai in superficie.