sabato, 30 Mag, 2020 Espresso napoletano

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Cappella Pontano, un piccolo tempio dei ricordi nel cuore di Napoli

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Alla fine di via Tribunali, una piccola cappella rinascimentale raccoglie i “messaggi” lasciati ai napoletani alla fine del Quattrocento dal poeta Giovanni Pontano, per essere uomini e cittadini migliori.

Lungo il decumano maggiore è impossibile non notarla: una piccola cappella rinascimentale che quasi invade la strada, presso la grande basilica di Santa Maria Maggiore, a pochi passi da piazza Miraglia e dal vecchio Policlinico. Fu completata nel 1492 per volere del letterato Giovanni Pontano come cappella funeraria della cara moglie Adriana, e dedicata alla Madonna e a San Giovanni Evangelista. Realizzata in piperno e scandita da lesene e capitelli, è considerata un modello di eleganza e di purezza stilistica, anche se gli studiosi hanno dibattuto a lungo, senza arrivare ad una soluzione certa, su chi l’abbia progettata.

Cappella Pontano
Cappella Pontano

Al suo interno Pontano volle lasciare una serie di iscrizioni in latino e greco, che sono delle vere e proprie massime morali e politiche rivolte ai visitatori, ovvero ai Napoletani che percorrevano l’affollata via. Il dotto poeta, che sapeva vedere lontano, raccomandava innanzitutto ai suoi concittadini migliori di non limitarsi ad essere ‘uomini egregi’, ma di tirare su per la patria qualcuno di simile a loro: «Non solum te praestes egregium virum sed et aliquem tibi similem educes patriae». Ai politici invece raccomandava di essere coraggiosi, perché la cosa pubblica cresce col coraggio e con l’azione, non con le decisioni che i pavidi chiamano caute: «Audendo agendoque Respublica crescit, non iis consiliis quae timidi cauta appellant». Ma attenzione, però, ad essere troppo audaci, perché «Nec temeritas semper felix, nec prudentia ubique tuta»: l’audacia non porta sempre alla felicità, né la prudenza alla sicurezza. E per stroncare le malelingue, riteneva che fosse capacità degli uomini eccellenti non curare le offese di coloro da cui anche essere lodati è una vergogna: «Excellentium virorum est improborum negligere contumeliam a quibus etiam laudari turpe».

Cappella Pontano

Ma chi era Giovanni Pontano? Le sue opere sono quasi sconosciute ai lettori moderni, perché scrisse quasi sempre in latino. Ma Pontano fu, senza ombra di dubbio, il più importante esponente dell’Umanesimo a Napoli. Veniva dal cuore dell’Umbria: era nato a Cerreto di Spoleto nel 1429, e studiò all’Università di Perugia. Costruitosi una solida cultura, rinunciò ai beni di famiglia, e andò in cerca di fortuna. Nel 1448 giunse così a Napoli, per entrare nella corte del re, Alfonso di Aragona. Si mise subito sotto la protezione del maggiore intellettuale della corte: Antonio Beccadelli, detto il Panormita. Entrò così nel circolo letterario dell’epoca, e dopo la scomparsa del suo maestro, prese lui stesso la guida degli intellettuali napoletani, promuovendo con forza gli studi e la cultura, fino a dare al circolo il suo nome: l’Accademia Pontaniana.

Cappella Pontano
Cappella Pontano

Uomo di grande cultura, fine poeta in lingua latina, scrisse migliaia di versi, trasfigurando persone e luoghi cari in ninfe e personaggi mitologici. Curò l’educazione dei figli del re ed entrò nella segreteria politica del regno di Napoli. Guadagnando grande fiducia, col passare degli anni ricoprì incarichi sempre più importanti e delicati. Tra i diversi affari che gli furono affidati, ad esempio, negoziò la pace di Alfonso d’Aragona con  i Veneziani, e strinse un accordo con il Papa. Negli ultimi anni del Quattrocento, dopo le sanguinose vicende della Congiura dei Baroni (che tramavano una rivolta), fu il segretario ufficiale del re. Tenne diversi incarichi fino alla fine del secolo, in anni particolarmente difficili, che videro la fine della dinastia aragonese.